Massimo Da Rin, allenatore della nazionale italiana di Para Ice Hockey
Massimo Da Rin è l’allenatore della nazionale italiana di Para Ice Hockey da tanto tempo, dal 2005, e da quest’anno lo è anche dell’Hockey Como. Sarà impegnato dal 4 al 13 marzo alle Paralimpiadi di Pechino 2022, dove i Dahu, così si fa chiamare la nazionale italiana, sfideranno Repubblica Ceca, Slovacchia e Cina per provare a strappare il pass per le semifinali. L’Italia partirà per Pechino il 24 febbraio. Lo abbiamo contattato per una breve intervista.
Quando sei diventato allenatore della nazionale?
Ho iniziato perché Andrea Chiarotti, Ciaz, mi chiese di darli una mano con la squadra. Era il 2005, ho iniziato con un test event a Torino e da allora sono ancora qua. All’inizio era lui l’allenatore, ma poi decise di giocare, ed io presi il suo posto.
È cambiato tanto da allora, e nel frattempo noi abbiamo ottenuto diversi risultati importanti. Quello che manca tuttora è il numero di giocatori in questa disciplina, in quanto siamo ancora a numero ridotto.

Il Para Ice Hockey è un movimento che deve crescere, e che alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 potrebbe arrivare ad avere numeri diversi.
Più che per il discorso nazionale è per i club. Per la nazionale è difficile trovare 5 o 10 giocatori. È importante per i club: quest’anno è stato fatto un campionato a due squadre. La Polha Varese e i Tori Seduti si sono uniti e hanno dato vita ai Western perché mancavano i giocatori. In Alto Adige hanno numeri discreti. Parliamo sempre di 30 giocatori in tutta Italia. Fossero raddoppiati i numeri magari avresti una squadra in più e potresti avere uno sviluppo migliore.

Quando è nato ci fu un grande lavoro del Comitato Italiano Paralimpico che avevano trovato giocatori da altri sport. Questa è una strada che potremmo seguire anche noi. Visto che la prossima paralimpiade sarà in Italia alcuni giocatori, che vengono da altri sport, potrebbero buttarsi nel Para Ice Hockey. L’ideale è trovare atleti disabili, o ex atleti, da inserire in squadra.
Queste paralimpiadi come le vedi?
Per noi intanto è stato un grande risultato qualificarsi, ma non era scontato. Abbiamo fatto un grande torneo di qualificazione vincendole tutte. Dopo Pyongchang abbiamo avuto qualche giocatore che ha smesso, ed abbiamo inserito in nazionale diversi giovani.
A Pechino arriveremo con alcune defezioni dell’ultimo momento come Planker e Callegharis, giocatori che sono molto importanti per noi. Il gruppo però ha trovato molta forza. L’abbiamo visto con le amichevoli in cui abbiamo giocato molto bene, e poi nel torneo di qualificazione dove abbiamo dominato.

Le avversarie
Alle paralimpiadi siamo inseriti nel gruppo con Repubblica Ceca, Slovacchia e Cina. La Cina la conosciamo poco, se non da video. Loro hanno vinto il mondiale di gruppo B: è una squadra molto veloce in fase di spinta, composta da molti bi-amputati. Non ci sono riscontri di amichevoli importanti se non con la Russia. Hanno però un movimento incredibile, con 12 squadre. Quasi 4/500 praticanti. Credo che sarà una squadra molto forte.
I cechi li conosciamo. Anche loro hanno avuto un boom con i mondiali in casa. Televisioni, 9000 persone presenti alle partite. Il loro movimento è in crescita. Se siamo concentrati e disciplinati ce la giochiamo. L’importante è aver un’ottima disciplina di gioco, soprattutto difensiva, e poi riuscirgli a colpire in transizione.
Gli slovacchi li conosciamo ma sono una squadra da non sottovalutare. Hanno 3 giocatori molto forti, ma abbiamo visto che se li controlliamo possiamo batterli. L’obiettivo nostro è giocarci ogni partita al meglio, cercare di fare bene senza fare troppi calcoli.
Il torneo paralimpico
Nel gruppo A ci sono USA, Canada, Russia e Korea. Nel gruppo B Italia, Rep. Ceca, Slovacchia e Cina. Le prime due del gruppo A si qualificano direttamente alle semifinali. Le prime due del gruppo B sfideranno le ultime due del gruppo A. Chi vince va in semifinale. Le ultime due del gruppo B giocano per il 7° o 8° posto.
Qual è il tuo ricordo più bello alle Paralimpiadi?
Sono tutte molto belle, ma quella a Torino fu incredibile. Avevamo una squadra per cui era importante partecipare. Il nostro obiettivo era di fare un goal. Partivamo da un campionato europeo del 2004/5 dove avevamo sempre perso con tante reti subite. Il goal realizzato da Cavaliere fu incredibile. Fu un esplosione di gioia: mandai in pista tutta la panchina, compresi medici, attrezzisti etc., ad abbracciarlo. Quel goal lì me lo ricorderò sempre. Fu un bel tiro diagonale, velenoso, dalla linea blu. Che emozione!
L’altro momento più bello è stato il discorso che fece Andrea Chiarotti, Ciaz, prima della finale per il terzo posto di Pyongchang 2018 contro la Korea. Per chi lo ha sentito è stato molto emozionante.
Perché Dahu azzurri?
Il nome se l’è inventato Andrea Chiarotti. Viene da una leggenda: è una specie di capriolo, che gira sempre in un verso a causa che ha una gamba più lunga ed un’altra più corta. La similitudine con la nazionale di Para Ice Hockey c’è. Ed è una bella cosa, perché ci rispecchia.
Chi è stato per te Ciaz?
Eravamo amici, abbiamo giocato insieme, quando ancora giocavo l’avevo preso sotto la mia ala protettiva. Lui era la persona più positiva che abbia mai conosciuto, ci compensavamo. Era un grande raccontatore di storie, sempre molto divertente. Era un ottimo allenatore dei bambini. Era proprio una bella persona con cui starci insieme. Ciaz è stato un fratello per molti, aveva ottimi rapporti con tutte le altre nazionali.
Noi ce lo portiamo sempre dietro: dal Giappone ci hanno regalato un quadro ceramica che ci portiamo sempre appresso. In spogliatoio c’è sempre la sua maglia e lui sarà con noi a Pechino!



