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    Nils Larch, l’aquila di Vipiteno

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    Nils Larch, dalla passione per l’hockey a quella dell’handbike

    Nils Larch, ha 24 anni, gioca come ala o centro per la nazionale, ormai da 9 anni, e per i South Tyrol Eagels, da ben 13. Lavora part time in un ufficio di contabilità. Nel pomeriggio ha così tempo per gli allenamenti: si allena tre volte alla settimana sul ghiaccio e poi fa palestra.

    Ha scelto il numero 11 perché ha iniziato a quell’età a giocare. Viene da una famiglia di giocatori di hockey, sia suo padre che suo fratello hanno infatti giocato in attacco per Vipiteno, il paese dov’è nato e dove vive. Una volta a Vipiteno ha visto giocare a sledge hockey, l’ha provato subito quel giorno e poi non ha mai smesso.

    È disabile fin dalla nascita, in quanto è nato spina bifida, ed è costretto a muoversi su una carrozzina. Questo però non li ha impedito di fare sport, anzi… è proprio un grande sportivo! In estate va in handbike, che per lui è comunque un modo per allenarsi soprattutto per lo sledge, e in inverno quando può va a sciare. Con il proprio cane, un pastore belga, ama andare a fare le passeggiate in montagna. Nils è uno che non si ferma mai.

    Foto di Joachim Sielski /DBS.

    Vai spesso a vedere le partite del Vipiteno?

    Si vado spesso a vedere i Broncos, il nome della squadra locale di Vipiteno/Sterzing. Soprattutto ora che hanno rifatto la pista del ghiaccio, dopo il crollo del tetto dello stadio l’anno scorso.

    Come hai conosciuto e cosa ti ha dato lo sledge?

    Ho conosciuto il para ice hockey proprio allo stadio di Vipiteno. In quel momento ho capito che avrei potuto giocare anch’io ad hockey, come mio padre e mio fratello. Sono andato subito a provarlo e non ho più smesso.

    Lo sledge mi ha dato tantissimo nella vita, e mi ha fatto conoscere tanti amici. Mi ha dato modo di viaggiare, e vedere posti che non avrei mai visto, e che ho potuto visitare grazie all’hockey.

    Sei alla terza paralimpiade?

    Si per me questa sarà la terza paralimpiade. La prima è stata a Sochi 2014, ed è stata una bellissima esperienza, perché avevo solo 16 anni. La più bella però è stata nel 2018 in Korea, perché siamo arrivati a giocarci una medaglia, anche se poi abbiamo perso. Abbiamo però fatto il miglior risultato chiudendo al quarto posto.

    Conosciamo Nils Larch, l’aquila di Vipiteno. Foto di Joachim Sielski /DBS.

    Cosa si prova a giocare una paralimpiade a 16 anni?

    È stata un emozione bellissima partecipare a 16 anni ad una Paralimpiade. Essere lì con la squadra, anche se avevo giocato poco. Poi la cerimonia di apertura è un emozione che non mi scorderò mai.

    La seconda in Korea…

    La paralimpiade di Pyoungchang è un altro bel ricordo: provare a giocarsi una medaglia alle paralimpiadi è un sogno. Purtroppo abbiamo perso 1 a 0 contro la Korea. Però vedere lo stadio pieno, il pubblico che tifa, è stato molto emozionante. Un emozione indescrivibile.

    E a Berlino?

    A Berlino è andata meglio di quello che pensavamo. Il nostro obiettivo era di qualificarci, ma non credevamo che le avremmo vinte tutte. Abbiamo giocato bene, il gruppo è sempre stato unito.

    Hai segnato lì? Qual è il tuo goal più bello?

    Sì! ho segnato contro la Slovacchia il goal della vittoria. Quello del 3 a 2. Mentre il goal che ricorderò per sempre è quello ai rigori contro la Norvegia a Pyoungchang che ci ha permesso di andare a giocarci la semifinale contro la Korea.

    BERLIN, CHARLOTTENBURG, GERMANY – 2021 NOVEMBER 28, Beijing 2022 Qualification Tournament, Third Game, Italy vs Slovakia, im Bild Nils Larch (11, Italy) shoot the goal 3:2 against Eduard Lepacek (18, Slovakia). Foto di Joachim Sielski /DBS.

    Pechino come la vedi?

    Sarà molto difficile. Giochiamo contro i cechi nella prima partita: loro sono cresciuti molto in questi anni. Poi la prima partita è sempre difficile, perché la vuoi vincere a tutti i costi.

    Anche la Cina sarà difficile da affrontare, perché loro giocano in casa e vorranno vincere. Saranno molto motivati. E poi gli Slovacchi con cui abbiamo giocato di recente. Per me saranno tutte partite difficili. Sicuramente sarebbe bello essere tra i primi due in classifica per poter andare avanti.

    Come può crescere il movimento in vista delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026?

    In vista di Milano Cortina, il movimento potrebbe crescere, cercando nuovi giocatori e convincerli, che questo è lo sport paralimpico più bello!

    C’è bisogno di promozione, di far conoscere il nostro sport. Come hanno fatto i cechi nei due mondiali in casa. Lo stadio era pieno. Sarebbe bellissimo giocare le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 in uno stadio pieno!

    Foto di Joachim Sielski /DBS.

    Qual è la tua caratteristica sul ghiaccio?

    La visione di gioco…soprattutto quando gioco come centro.

    Ti potrei definire un aquila…

    Si, per la visone di gioco sul ghiaccio, mi ci potrei rivedere.

    Chi è stato Ciaz per te?

    Senza di lui non ci sarebbe stato lo sledge hockey. È stata una persona importantissima per questo sport e sono orgoglioso di averlo conosciuto Era una persona felice, che dava sempre una mano a tutti. Mi ha fatto crescere come uomo e come sportivo

    Hai un esultanza particolare quando segni?

    No, di solito alzo la stecca e poi vado a salutare i miei compagni di squadra

    Visto che sul ghiaccio ti senti un’aquila, potresti mimare il battito delle ali

    Mi sembra un’ottima idea. Vedremo a Pechino!

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