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    L’intervista a Mirko Bertolucci, coach della Pumas Viareggio

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    L’intervista a Mirko Bertolucci, coach della Pumas Viareggio

    Abbiamo avuto il piacere di sentire per un’intervista Mirko Bertolucci, coach e giocatore della Pumas Viareggio, prima dell’inizio del campionato. La società parteciperà ai campionati di Serie A2, U23, U19 ed U15. 

    La Pumas Viareggio quando nasce?

    Come società nasce nel 2012 con la sezione di pattinaggio artistico. La sezione hockey è stata aperta nel 2018 quando sia io che Alessandro abbiamo lasciato il CGC Viareggio.

    Siete una società molto giovane che ha però ottenuto grandi risultati: l’anno scorso una Coppa Italia di Serie B ed il campionato Under 19…

    Due vittorie che si vanno ad aggiungere alle due Coppa Italia dell’anno precedente, Under 13, Under 17. In due stagioni abbiamo portato a casa quattro titoli nazionali, che è una cosa non alla portata di tutti, e soprattutto nelle condizioni in cui noi stiamo andando avanti.

    Perché a differenza di tante altre società, non abbiamo un impianto nostro. Il blocco Under 19 e Serie A2 quest’anno si è allenato per due volte all’aperto durante la settimana e due volte al coperto. È una cosa che esce un pochino dai canoni normali. Se pensi a tutte le società di Serie A2 che hanno palazzetti di proprietà o comunque impianti in gestione, noi siamo ancora una realtà un pochino particolare da questo punto di vista.

    Ho visto che di recente avete avuto problemi con la vostra pista storica “Ancora”, da cui poi prende il nome Pumas Ancora Viareggio. Dove vi allenerete?

    Sì. Perché nel momento in cui è nata la società noi avevamo in gestione anche il bar pizzeria dell’oratorio dove si trova la pista, zona Terminetto. Durante quel periodo lì abbiamo fondato la società e quindi la società è denominata sulla base della pista. È una pista storica per Viareggio, al di là della Pumas. Io come giocatore, quarant’anni fa ho cominciato ad allenarmi lì.

    Come già l’anno scorso abbiamo questa collaborazione con la SPV, che è la società di Viareggio, che ci permette di allenarci due volte al coperto e giocare nella loro pista. Lo faremo anche quest’anno. Ci alleneremo due volte all’aperto: abbiamo individuato un’altra pista qua a Viareggio che era in disuso e che abbiamo sistemato temporaneamente.

    È una situazione un pochino particolare perché la gente vede i risultati da fuori, ma non vede tutto il lavoro alle spalle. Le condizioni in cui lavoriamo non si vedono. È per questo che io vado fortemente orgoglioso della mia società e soprattutto dei ragazzi che alleno, perché non so quanti giocatori di Serie A2 o Under 19 accetterebbero una condizione come questa in un altro posto.

    È proprio una cultura quella che abbiamo trasmesso ai nostri ragazzi: quella del sapersi adattare anche a situazioni particolarmente negative. Credo che questo abbia forgiato dei giocatori molto forti caratterialmente. Non a caso quest’anno, con un gruppo di giocatori che andava da 18 a 15 anni, abbiamo vinto la Coppa Italia di serie B, il campionato Under 19 e siamo arrivati terzi in Serie A2.

    L’intervista a Mirko Bertolucci
    Foto di Giuseppe Ferraro

    Disputando un ottimo campionato di Serie A2, dietro solo a Giovinazzo e Castiglione

    Per noi era il primo campionato di Serie A2, l’obiettivo era quello della permanenza. Ci eravamo dati come obiettivo quello di salvarci, magari senza arrivare all’ultima giornata per farlo. Perché le qualità dei ragazzi le conoscevo però l’idea era quella comunque della permanenza.

    Poi c’è stata questa crescita esponenziale, questa presa di coscienza e di forza da parte dei ragazzi e la seconda parte della stagione è stata in crescendo. Sicuramente la vittoria della Coppa Italia a livello psicologico ha dato ancora più certezze e poi da lì abbiamo fatto una corsa tra le prime. Davanti avevamo due squadre che avevano una struttura ben diversa dalla nostra. Con grandi giocatori di esperienza.

    Voi lavorate molto bene coi giovani, e ne avete portati alcuni in Nazionale

    A Correggio avevamo Cardella con l’U17, e Rugani che è stato aggregato fino all’ultimo raduno e poi è stato scartato. In Under 19 abbiamo tre giocatori che sono la colonna portante della Pumas: Pesavento, Marchetti e Mechini.

    Per una società “piccola” come la nostra, mettere a disposizione quattro o cinque giocatori per le nazionali non è costa da poco. Molti dei nostri ragazzi li abbiamo cresciuti hockeisticamente noi, quasi 11 anni fa con l’avviamento all’hockey.

    Abbiamo fatto un lavoro, diciamo centellinato, che è iniziato da lontano e che poi passo dopo passo, sta dando grandi risultati. Essendo stato un giocatore di alto livello, ho una percezione dei giocatori un po’ diversa rispetto a quella che normalmente senti dire in giro. Io cerco di costruire i giocatori affinché siano bravi quando sono grandi.

    Sono dell’idea che non siano ancora pronti per andare a giocare in un club di A1, a fare magari il settimo, l’ottavo, il nono uomo, perché c’è bisogno di tempo. Sono ragazzi giovani, hanno bisogno di crescere, di maturare. Serve tempo per crescere. Poi i giovani, e questo è importante, devono allenarsi bene. Il percorso di crescita è lungo e si arresta quando uno ha 21, 22 o 23 anni. A quell’età diventi un giocatore completo, non prima.

    L’intervista a Mirko Bertolucci
    Foto di Giuseppe Ferraro

    Sono giovani che poi acquistano esperienza in vista della nuova stagione

    È un dare, avere no. Perché è chiaro che la nazionale si trova tre giocatori che vengono da una stagione formidabile, quindi anche a livello psicologico, preparati ad affrontare manifestazioni come queste. Se l’Europeo dovesse andare bene mi tornano indietro giocatori emotivamente carichi. Se dopo non va benissimo, rischi di trovarti i giocatori scarichi. Però non è una cosa che mi preoccupa particolarmente perché sono convinto che l’under 19 farà bene. Ma anche se non fosse così, quando tornano a casa noi abbiamo un modo di lavorare che i ragazzi riprendono subito il cammino dell’anno scorso.

    Sicuramente c’è da dire una cosa, che la partenza della stagione passata è stata difficile. Dopo la mia rottura con Sarzana avvenuta ai primi d’agosto, ho preparato una stagione di fatto in 20 giorni. Era un po’ un viaggio a fari spenti: è stata una sfida che io mi son preso, di tornare a casa e fare soltanto la Pumas e sono contento che sia andata così perché ero straconvinto che i miei ragazzi avrebbero fatto bene. Li conosco meglio di chiunque altro, quindi sapevo la qualità che avevo in casa.

    Nemmeno nelle più rosee aspettative potevo pensare di arrivare terzi in A2. Però sono anche convinto del fatto che quando programmi bene, lavori bene e per esempio inserisci figure importanti come abbiamo fatto durante il corso dell’anno, che abbiamo inserito due Mental Coach all’interno del gruppo di lavoro e un preparatore come il professor Bemi che è nazionale senior, i risultati arrivano.

    Insomma, lo staff è uno staff di prim’ordine per essere una squadra di serie A2. Quindi poi non è casuale che arrivino dei risultati. Perché la gente pensa: “magari questi sono giocatori bravi, va tutto bene”. Invece poi dietro c’è tanto lavoro. Programmato, ben pensato, ben calibrato.

    Per il nuovo campionato, quali obiettivi vi siete posti?

    Sappiamo tutti che è una stagione complicata. Se l’anno scorso siamo stati un po’ la sorpresa del campionato, dopo aver vinto l’under 19, e dopo essere arrivati terzi in A2, quest’anno avremo un pochino gli occhi addosso da parte di tutti.

    Non ci aspettano più come una scuola di ragazzetti alla prima partecipazione: saranno comunque coscienti delle nostre qualità e quindi ci affronteranno in un altro modo. Questa però è una sfida affascinante perché è un gruppo di ragazzi giovane: avere già la possibilità di doversi confermare perché far bene è difficile, confermarsi lo è ancora di più. Il nostro compito quest’anno sarà quello di cercare di confermare quello che abbiamo fatto di buono l’anno passato.

    Se non fosse un terzo posto potrebbe essere un quarto, non cambia assolutamente niente, però. Insomma, l’idea è quella di cercare di percorrere le stesse orme che abbiamo fatto l’anno scorso. Quel che conta è continuare il percorso di crescita che abbiamo avuto da settembre a fine stagione, e che ci ha poi permesso di vincere i due titoli.

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