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    Verso il Draft NHL 2024: intervista ad Alessandro Benin, Scout Europeo per gli Everett Silvertips

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    Verso il Draft NHL 2024: intervista ad Alessandro Benin, Scout Europeo per gli Everett Silvertips

    A pochi giorni dal Draft di NHL 2024 abbiamo contattato Alessandro Benin, Team Manager ed Assistente del Direttore Sportivo dell’Hockey Club Ambrì Piotta dal 2013 e Scout Europeo per gli Everett Silvertips dal 2015. 

    In cosa consiste il tuo lavoro da Talent Scout per gli Everett Silvertips?

    I Silvertips giocano nella Western Hockey League, una delle tre principali leghe juniores al mondo. Ogni squadra ha diritto a 2 giocatori europei ed io seguo le nazionali U17 ed U18 di Finlandia, Cechia, Slovacchia, Germania, Svizzera e Russia. Guardo circa 150 partite e valuto più volte circa 400 giocatori ogni stagione. A metà stagione comincio con una prima classificazione che poi continuo a modificare fino a fine stagione. Oltre a continuare a guardare partite comincio ad indagare sull’attitudine dei ragazzi tramite i miei contatti e sulla loro disponibilità a venire in Nord America tramite i loro agenti.
    I contratti sono standard per tutti, la trattativa consiste nella discussione di quale possa essere lo scenario migliore per lo sviluppo del ragazzo.

    Come mai non segui nazioni come l’Austria e l’Italia?

    Da 5 anni gestisco autonomamente il draft europeo per i Silvertips, il lavoro è molto ed il tempo poco; quindi, purtroppo riesco a concentrarmi solamente su alcune nazioni.
    Sono comunque in contatto con agenti che rappresentano giocatori in Austria e Direttori Sportivi o allenatori in Italia. A volte mi segnalano dei giocatori, li valuto e quando è possibile sono più che felice di inserirli nella lista.

    Ci puoi fare il nome di qualche giocatore italiano che hai avuto nelle tue liste?

    Preferisco di no, ma ti posso dire che ogni anno scrivo rapporti su almeno 2 o 3 giocatori italiani.

    Torneremo sull’hockey italiano più tardi. Ho scoperto che molto probabilmente sarà l’ultimo draft NHL, come mai?

    Molto probabilmente sarà l’ultimo draft con la presenza in una città di tutte le squadre NHL per circa una settimana.

    È un ottimo scenario per coltivare e mantenere rapporti con gli staff della lega più importante al mondo ma anche con colleghi, allenatori, direttori sportivi provenienti da tutto il mondo. Ed agenti. Ma non è solamente business, è l’occasione di rivedere amici che durante la stagione senti solamente al telefono o tramite riunioni digitali.

    Altre due cose che ritengo molto affascinanti e sicuramente mi mancheranno sono il clima creato da quei giocatori che nei giorni precedenti al Draft si spostano tra una sala riunioni e l’altra per un ultimo incontro conoscitivo.

    E l’attesa di sentire il nome di un tuo giocatore essere chiamato è impagabile. Aspetti che sia il turno della squadra che ritieni lo scelga, ma invece preferisce un altro giocatore e così la squadra dopo e quella successiva e così via per interminabili minuti fino a quando non senti il GM di una squadra che al microfono chiama quel giocatore nel quale avevi creduto anni prima ed allora l’emozione sale, ti alzi in piedi, applaudi ed abbracci il giocatore ed i suoi genitori visibilmente commossi, ma in fondo lo sei anche tu.
    Un anno un giocatore che avevo trovato è stato scelto con la 224 scelta assoluta, l’ultima del draft. L’attesa è stata lunga e dura, ma l’importante è crederci sempre e continuare a lavorare per l’obbiettivo finale.

    Verso il Draft NHL 2024: intervista ad Alessandro Benin, Scout Europeo per gli Everett Silvertips
    Photo Credit: Everett Silvertips

    Celebrini sarà la prima scelta, ci saranno sorprese o pensi che almeno le prime dieci scelte siano già decise?

    Oltre a Celebrini, i russi Demidov e Silayev sono dei talenti molto interessanti, per gli altri è una questione di opinioni e necessità a breve termine. Io ti dico che secondo me, tra i primi 10 dovrebbe esserci l’attaccante finlandese Konsta Helenius e tra i primi 15, il difensore ceco Adam Jiricek.

    Non hai provato a prenderli per i Silvertips?

    Conosco bene gli agenti di Helenius e Jiricek, ma i due ragazzi avevano la possibilità di giocare tra i professionisti in Europa, quella era la decisione migliore per il loro sviluppo.

    Ti sei tolto qualche soddisfazione al Draft?

    Ad oggi, Niko Huuhtanen che avevo scelto nel 2021, è stata la più grande soddisfazione. Tante critiche quando a detta di molti, tranne i miei superiori, avevo sprecato la seconda scelta assoluta per un giocatore lento e sovrappeso.

    La prima gioia è arrivata quando una settimana dopo il draft europeo juniores, Niko è stato scelto al draft NHL. Poi quando ha segnato 42 goal in 70 partite con i Silvertips ed ha firmato un contratto da professionista in Finlandia. Infine, quando ha firmato un contratto con Tampa Bay a metà giugno.

    La soddisfazione migliore spero che arrivi nel fine settimana. Julius Miettinen che ho preso con la 30esima scelta assoluta nel 2023, dovrebbe essere scelto al secondo round del draft NHL 2024.

    Sorrido se penso ai commenti della scorsa estate. Julius è un esempio di come sia fondamentale il duro lavoro, per quanto riguarda lo scouting bisogna invece avere il coraggio di portare avanti le proprie opinioni.

    Quali sono i criteri a cui dai maggiore peso nei tuoi rapporti?

    Oltre al pattinaggio do molta importanza alle abilità del giocatore negli spazi stretti, quindi la velocità delle mani e nella lettura del gioco quando non hanno tempo e spazio. Oltre al fatto che le piste in Nord America sono più piccole ed il gioco più fisico, quando per esempio un giocatore passa da un U19 ad un Alps Hockey League o Ice Hockey League, il gioco è sicuramente più veloce; quindi, il giocatore si trova sotto pressione molto più velocemente.
    Oltre a questo, è importantissimo fare scorrere la propria rubrica e cercare l’opinione di persone affidabili che hanno già avuto il giocatore in squadra per conoscere la sua etica al lavoro.

    Verso il Draft NHL 2024: intervista ad Alessandro Benin, Scout Europeo per gli Everett Silvertips
    Photo Credit: Everett Silvertips

    Damian Clara ha firmato un contratto entry level con i Ducks, quanto è importante questo per il movimento italiano?

    Non conosco personalmente Clara, ma solamente il suo talento. Ho però sentito dire che è umile, intelligente ed è un grande lavoratore dentro e fuori dal ghiaccio; quindi, ritengo che sia un ottimo esempio per i giovani giocatori italiani. Oltre a questo ritengo che il suo successo personale sia un bellissimo premio per tutti gli appassionati di hockey italiani, un “ci siamo anche noi!”.

    Ti faccio un esempio, quest’anno ai mondiali di Bolzano ho conosciuto il team di volontari delle statistiche e sono rimasto impressionato non solo dalla loro passione per l’hockey ma anche dalla loro conoscenza di questo sport.

    C’è qualche altro giocatore italiano che ritieni potrebbe destare l’interesse di qualche squadra NHL a breve termine?

    Tommaso DeLuca, potrebbe essere scelto al draft NHL del 2024, ma come ho già detto a Tommi (che gioca all’HCAP) il draft è solamente uno dei modi per raggiungere l’NHL.

    L’NHL guarda sempre più spesso ai campionati europei alla ricerca di giovani talenti. L’hockey in Europa è in forte crescita. Quali possono essere i fattori? 

    Ritengo che sia negli ultimi anni siano aumentati gli investimenti nei settori giovanili, ma soprattutto la capacità delle società di mettere l’importanza dello sviluppo del giocatore davanti a tutto il resto.

    Cosa manca all’Italia per provare a colmare il gap con le altre nazioni e riuscire a sfornare giovani talenti?

    L’Italia non può pretendere di competere con certe nazioni, purtroppo i numeri sono quelli che sono, ma nel suo piccolo può continuare a provare a tirare fuori il meglio. L’Italia non può pretendere di competere con certe nazioni, purtroppo i numeri sono quelli che sono, ma nel suo piccolo può continuare a provare a tirare fuori il meglio.

    Oltre ai soliti discorsi su scuole, strutture e reclutamento, ritengo che sia importante provare a tirare fuori il meglio dall’esiguo numero di atleti a disposizione. Personalmente ritengo che fino ai 13-14 anni debbano giocare tutti allo stesso livello, dopo di che bisogna cominciare a creare categorie dove i più talentuosi si possano confrontare ma anche categorie inferiori dove qualcuno possa emergere più lentamente.

    Infine, perdonami se mi ripeto ma la cosa fondamentale deve essere lo sviluppo del ragazzo, senza se o ma. Quando un giocatore domina chiaramente in una categoria può perfezionare parti del suo gioco ma il suo sviluppo si ferma. Le società dovrebbero lasciarlo quindi giocare a livelli superiori, dandolo se necessario in prestito ad altre società o lasciandolo andare all’estero.

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