Intervista a Gaël Truc, regista di Play-off: un film sull’Hockey Club Sant’Orso
Domani, domenica 27 luglio, alle ore 17 e 30, presso il Centro congressi di Valtournenche si terrà la presentazione in anteprima assoluta di Play-off, film documentario di Gaël Truc che narra le gesta dell’Hockey Club Sant’Orso, squadra nata a Cogne.
Prodotto da Alessia Gasparella e Gian Luca Rossi per RedSled, ha avuto il sostegno di Film Commission Valle d’Aosta ed è in concorso al festival del Cervino CineMountain. Lo abbiamo intervistato per sapere qualcosa in più sul film.
Come nasce l’idea?
Prima mi presento. Io ho 35 anni, sono un filmmaker valdostano, abito qui in Valle d’Aosta e mi occupo di filmmaking a 360 gradi. Lavoro per enti, per la promozione di aziende, eccetera, però poi sono anche autore di film: fiction, cortometraggi e documentari.
Un anno e mezzo fa ho partecipato, quantomeno l’idea era di partecipare, a un concorso della Film Commission Valle d’Aosta per cui bisognava candidarsi insomma con un progetto. Era un concorso di scrittura per cui bisognava proporre un dossier con un’idea per un futuro film documentario. Quindi non avevo ancora idea di cosa avrei voluto fare e ovviamente eravamo vincolati al soggetto territorio Valle d’Aosta: però da lì si poteva partecipare con un film sui castelli, raccontare la storia medievale, piuttosto che un film sportivo di oggi, quindi legato a eccellenze del mondo dello sport, o altro.
Il mio interesse si è spostato sull’idea di fare un film d’archivio, quindi lavorare con immagini d’archivio. Mi sono detto che sarebbe bello raccontare una storia del passato, quindi rispolverare una storia legata a qualcosa che c’era in Valle d’Aosta e che adesso non c’è più. Mi è venuta subito in mente un’immagine. Io sono originario del paese di Cogne, e fino all’anno 2000 esisteva una patinoire, una pista di patinaggio per tutti gli effetti regolamentari per il gioco del hockey.
Mi è venuta in mente questa immagine, ma io ero piccolo: avevo 10 anni. Mi ricordavo della pista di pattinaggio ma della storia del hockey sapevo ben poco. Con i miei genitori sono cresciuto in un altro posto, quindi non conoscevo questa storia. Ho iniziato a documentarmi e ben presto sono andato a parlare con i protagonisti, coloro che hanno vissuto in pieno questa storia. Ho tirato fuori delle piccole interviste e ho detto: qui c’è un film da farci.
Quindi ho raccontato in questo film la storia dell’Hockey Club Sant’Orso, una piccola squadra nata quasi da scommessa, perché poi nel 1975 è nata la squadra. Cinque amici, io penso che sono diventati di più, si sono trovati al bar e hanno detto che sarebbe bello fare una squadra di hockey. Questo è stato l’Hockey Club Sant’Orso. La squadra
è nata prima che i suoi componenti imparassero addirittura a pattinare, quindi all’inizio era davvero uno spirito goliardico, molto amatoriale. In quel periodo c’erano quattro squadre di Hockey in Val d’Aosta perché c’era il Cogne, il Cervinia, l’Aosta e il Courmayeur. Negli anni 80 c’era un piccolo campionato valdostano.
La squadra è nata così, con questo spirito. All’inizio c’era una pista di pattinaggio al Cogne molto improvvisata, addirittura si ghiacciavano dei campi da tennis con l’idrante. Il freddo all’epoca era tanto per cui era possibile farlo, però i mezzi erano quelli. La voglia di giocare c’era e piano piano la squadra è cresciuta. Il protagonista essenziale della storia è Arturo Allera che è mancato nel 2004: grazie a lui la squadra è cresciuta piano piano. Hanno trovato allenatori, hanno iniziato ad allenarsi seriamente, ed a vincere anche.
Nell’85, dopo che Arturo ha speso energie ma anche suoi soldi prima di trovare finanziamenti regionali, si è arrivati alla costruzione di una vera e propria pista di pattinaggio in località Revetters a Cogne, dove la pista è esistita per 15 anni. La squadra è cresciuta ed è arrivata poi fino in B1. Il periodo di massima è stato fino agli anni 80, primissimi 90.
Nel documentario poi si racconta anche di un allenatore canadese che è venuto dal Canada per allenare la squadra, c’è stato poi un allenatore trentino. La squadra è cresciuta a livello sportivo. Però il racconto del film si concentra sullo spirito di questi amici, perché poi tutto nasce da una storia di amicizia: lo spirito di competizione c’è sempre stato, ma c’è sempre stato prima di tutto la voglia di divertirsi insieme. Questo traspare dal film.
È un film, sì, sportivo, quindi una storia di sport, ma è prima di tutto una storia di amicizia, di unione, di voglia di fare e di farlo in un periodo in cui questo poi era possibile.

Potevi ancora ghiacciare il terreno…
Per darti proprio un aneddoto tra i tanti che vengono raccontati nel film. A metà degli anni 80, quindi Arturo Allera, presidente, e due altri soci della squadra si sono presentati alla porta di Calisto Tanzi, allora Parmalat, per chiedere di essere sponsorizzati, e si sono trovati lì nell’ufficio di Calisto Tanzi a chiedere 10 milioni di lire. Alla fine sono stati accontentati, e la storia è che negli anni 80, la Parmalat finanziava la Formula 1, la Parma Calcio e l’Hockey Club Sant’Orso di Cogne.
Questa è stata un po’ una delle avventure, insomma, di questa squadra un po’ pazzarella. Nel film ci sono le testimonianze dirette degli allora venti, trentenni, che oggi hanno 60, i più anzianotti 70 anni, e che si raccontano. Ho recuperato materiale d’archivio RAI, fotografie, diapositive, QHS amatoriali, qualche Betamax, insomma, e ho messo insieme questa storiella. In 30 minuti raccontare 25 anni di storie intrecciate, non è facile. Resta l’idea un domani eventualmente di realizzare forse un lungometraggio.
Nel mentre, siccome la priorità era realizzare questo cortometraggio, perché i finanziamenti erano sufficienti alla realizzazione di un cortometraggio e le tempistiche anche, perché essendo che ho partecipato a un concorso, dovevo stare nei termini e nelle scadenze di consegna del prodotto alla Film Commission, che ovviamente ha finanziato l’opera. Avevamo dei termini e delle scadenze, per cui nell’anno di tempo che abbiamo avuto per realizzare il film, siamo riusciti a mettere insieme il materiale per un cortometraggio, ma ecco, si tratta ovviamente di un assunto, se vogliamo, l’essenza, l’anima di questa storia.

Al progetto è da un anno che ci lavori?
Sì, perché nella primavera 2024 ho vinto il concorso della Film Commission con il progetto scritto. Da lì è partito tutto l’iter produttivo, per cui abbiamo finito di realizzare poi il film che andava consegnato a marzo di quest’anno. Adesso abbiamo la nostra anteprima con l’idea di farlo girare poi nel circuito festivaliero italiano, europeo, insomma di mandarlo un po’ in giro.
Adesso abbiamo la nostra anteprima diciamo qui in casa, quindi abbiamo l’occasione di presentarlo, ma prossimamente vogliamo farlo girare. Il film è stato prodotto da una casa di produzione nata un anno fa che si chiama RedSled.
Poi abbiamo collezionato qualche piccolo altro sostegno economico, uno da Montura, avendo già io collaborato per un altro film qualche anno fa, e da BCC Valdostana.
Io sono venuto a conoscenza casualmente ma mi ha subito affascinato e mi piaceva raccontarlo
Mi piace parlare del film come una piccola storia, una piccola storia di hockey se vogliamo. Non è una grande squadra che ha fatto la storia dell’hockey chiaramente però è una piccola storia di un grande amore.
Perché poi l’amore per lo sport c’è e nel film si percepisce o almeno credo. Domani lo presenteremo per la prima volta a un pubblico e tra l’altro anche ai suoi protagonisti, perché sono un po’ curioso anche di vedere cosa ne pensano.
Ho visto che c’è stata anche una partitella ad Aosta…
Il film mette insieme immagini del passato, quello che ho raccolto come documenti d’archivio. Quella era un po’ l’idea iniziale: quindi filmati d’epoca, partite d’epoca, le interviste dei suoi protagonisti oggi che si raccontano 30 anni dopo.
Abbiamo creato delle situazioni per rendere il film più interessante. Abbiamo fatto costruire dalla nostra scenografa un plastico per ricreare quella che era la pista di pattinaggio di Cogno dell’epoca con dei mini giocatori hockeisti. Abbiamo creato questa scena in una taverna, la taverna storica dove poi la squadra si ritrovava dopo le partite per fare festa… Abbiamo messo questo plastico in mezzo al tavolo e ci sono loro seduti intorno al plastico che giocano con loro stessi in miniatura e ricreano le azioni.
In un’altra situazione ci sono alcuni di loro che sono andati in giro per il paese ad attaccare manifesti per pubblicizzare l’evento dove tutti riuniti si ritrovano nuovamente su una pista di pattinaggio 30 anni dopo: tutti un po’ più acciaccati, con i capelli bianchi.
Per l’ennesima partita tutti insieme che abbiamo organizzato a febbraio ad Aosta…
Io sono per metà di Cogna quindi questa storia poi non mi è mai arrivata. Anche le nuove generazioni non la conoscono: chi è nato dopo il 2000, e che non ha direttamente in famiglia qualcuno che ha giocato, non la conosce.
Eppure negli anni 80 tutta la popolazione di Cogne partecipava alle partite. Il patinoire era un centro dove c’era anche il pattinaggio artistico. Domenica era aperto al pubblico. Era il tempio del ghiaccio se vogliamo.
Il film nasce con lo scopo di essere il più universale possibile: è un racconto che ha un senso visto sia da un local ma anche da uno che abita dall’altra parte del mondo. Però ha un valore anche personale mio ed è legato alla comunità in cui sono cresciuto e che conosco bene. Perché in qualche modo è una storia che pochi conoscono e che in realtà ha avuto un’importanza fondamentale per il paese.



