Comunicato stampa Kemarin Hockey
Gonzalo Rosselot Penice rinnova con il Kemarin HIL: “La crescita non si costruisce nell’immediatezza”
L’Head Coach italo-argentino Gonzalo Rosselot Penice continuerà a guidare il Kemarin HIL per un’altra stagione. Dopo il suo passaggio nella Liga Élite Femminile spagnola e l’esperienza con la nazionale francese, affronta un nuovo anno ricco di sfide.
In Campomarino l’hockey non si ferma. La settimana scorsa, il Kemarin HIL ha annunciato il rinnovo di Gonzalo Rosselot Penice come allenatore principale, insieme al lancio ufficiale della seconda fase di un ambizioso progetto sportivo ed educativo. Abbiamo parlato con il tecnico per tracciare un bilancio del primo anno, conoscere gli obiettivi futuri e approfondire la sua visione educativa dello sport.
Che analisi fai del primo anno nel club e come ti prepari per ciò che verrà?
A essere sincero, penso che abbiamo avuto un ottimo primo anno con la società, anche meglio di quanto mi aspettassi.Sono una persona che si pone sempre obiettivi molto alti. Obiettivi legati più allo sviluppo e al processo che ai risultati numerici. Tuttavia, quest’anno abbiamo avuto la fortuna di raggiungere traguardi importanti, sia a livello umano che nei risultati sportivi, che ci hanno portato a farci notare nel panorama dell’hockey italiano.Ma, come dicevo, credo profondamente nei processi. Per questo motivo, una volta terminata la nostra partecipazione ai campionati, ho presentato alla dirigenza la pianificazione del lavoro per la prossima stagione, così da avere un buon margine di preparazione per le sfide future.
Su cosa si basa questa pianificazione?
Sulla continuità delle fasi di apprendimento, sulla comprensione del gioco e, soprattutto, sullo sviluppo degli atleti in tutte le categorie, comprese quelle di pattinaggio.Il passaggio dai corsi di pattinaggio alle lezioni di hockey genera spesso frustrazione, perché i ragazzi devono praticamente reimparare a pattinare. Il nostro obiettivo è rafforzare le basi e creare una guida di insegnamento affinché tutti gli allenatori lavorino con gli stessi concetti.Quest’anno, inoltre, introdurremo strumenti come l’analisi video, le neuroscienze e la preparazione mentale, tutte al servizio degli atleti.

Quando inizierà ufficialmente la stagione?
Ufficialmente il 9 settembre, ma noi cominceremo prima. A partire dal 25 agosto, ospiteremo a Campomarino giocatori da tutta Italia per il primo Iron Hockey Pro Camp in Italia, un campus che segnerà un precedente importantissimo per lo sviluppo dell’hockey nella regione.
Successivamente, dal 29 al 31 agosto, si svolgerà la Iron Hockey Pro Cup, un torneo 3 contro 3 che mette alla prova la resistenza fisica e mentale dei giocatori, giocato da oltre dieci anni in altri Paesi.Infine, dal 5 al 7 settembre, avrà luogo una nuova edizione del CampoHockey, un classico con oltre dieci anni di storia nella città.
Cosa rende speciale l’Iron Hockey Pro Camp?
L’eccezionalità è che il Kemarin HIL ospiterà allenatori di altissimo livello nazionale, come Luca Rigoni, Andrea Bellini, Matia Mai e Martina Gavazzi. Tutti fanno parte della Nazionale Italiana, e due di loro saranno nel team maschile che rappresenterà l’Italia ai World Games in Cina.Sinceramente, è qualcosa di incredibile. Il Molise accoglierà per la prima volta un campus di questo livello, con i massimi esponenti dell’hockey inline. Qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava un’utopia. Spero che venga apprezzato e valorizzato.
Oltre all’aspetto formativo, ci sono obiettivi sportivi concreti per questa stagione?
Assolutamente sì. Lo scorso anno il club è cresciuto sia sportivamente che nei numeri.Nella categoria Senior, in Coppa Italia, abbiamo raggiunto una storica terza fase, cadendo solo contro squadre di Serie A.In Serie C, siamo arrivati a un passo dalle semifinali, ma abbiamo ottenuto il quarto posto, come ci eravamo prefissati. Nonostante l’eliminazione dalle fasi finali, abbiamo avuto il capocannoniere di entrambi i tornei: Emanuel Mendola.Tra i giovani: negli U16 siamo arrivati ai playoff. Negli U14, Yoann Mendola è stato il miglior giocatore della categoria. Negli U12 abbiamo fatto un grande salto collettivo. Ilaria Chisena, ceduta al Ferrara femminile, ha dimostrato un enorme potenziale. Tutti gli atleti hanno avuto una crescita, ed è questo ciò che più gratifica.
Ora l’obiettivo è superare quei risultati, ma nulla sarà possibile senza proseguire con l’idea fissa di migliorare la capacità individuale e il gioco collettivo.

Oggi lo sport richiede risultati: come gestisci la pressione con gli atleti?
È difficile, soprattutto con i più giovani, che spesso non hanno ancora sviluppato la tolleranza alla frustrazione.Per questo è fondamentale lavorare anche con i genitori. Non serve a nulla dire a un figlio che fa tutto bene se poi non c’è spazio per la correzione. Quando ci si abitua a validare tutto, anche l’errore, il feedback reale perde valore.Quando si instaura una cultura che valorizza l’impegno, la costanza e il miglioramento come veri indicatori di progresso, i risultati arrivano. Il rendimento solido non si costruisce nell’immediatezza, ma nel lavoro quotidiano con consapevolezza.
Com’è stato il tuo percorso professionale per arrivare a questa visione?
Grazie a grandi maestri che mi hanno accompagnato nel tempo. Persone che mi hanno insegnato non solo lo sport, ma come guardare gli esseri umani che lo praticano.Mi appassiona analizzare il comportamento umano in contesti sportivi, specialmente nei momenti di pressione. Anch’io mi frustro, ho dubbi, mi arrabbio. Ma ho imparato che riconoscere i propri errori è il primo passo per evolvere. È questa la logica che propongo agli atleti, non partendo dall’esigenza, ma dall’esempio.In quest’ultimo anno sono cresciuto molto come allenatore perché ho avuto il coraggio di rivedere ciò che facevo, di ascoltarmi e correggermi. Per questo credo così tanto nel processo. Perché ti trasforma.

Il tuo percorso ti ha portato a lavorare in Spagna, Francia, Argentina, Italia, Stati Uniti. Ti ha aiutato a sviluppare questa visione così umana dello sport?
Senza dubbio. Ogni esperienza professionale mi ha modellato e continuerà a farlo, come allenatore e come persona.Non solo nell’hockey inline; ho avuto la fortuna di lavorare in diversi sport e a diversi livelli: da club completamente amatoriali ad atleti olimpici e paralimpici.Di ogni esperienza conservo il meglio, per costruire il mio carattere e il mio metodo. Il che non significa che sia quello giusto o il migliore: è semplicemente il mio modo di lavorare, ed è da lì che mi muovo.
Se mi chiedi cosa ho imparato da ognuna, potremmo parlarne per ore. Ma mi piacerebbe ringraziare tre persone che hanno formato il mio carattere sportivo: Sergio Vigil, una figura di riferimento internazionale nell’hockey su prato, Jean Baptiste Dell’Olio, allenatore della nazionale francese di hockey inline, e Xavi Chao, che mi ha aperto le porte dell’hockey spagnolo. A ciascuno di loro devo una parte importante di ciò che sono oggi.



