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    Da una tradizione di famiglia ai software: la doppia vita di Leo Messner

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    Da una tradizione di famiglia ai software: la doppia vita di Leo Messner

    Leo Messner, classe 2003, sta vivendo la stagione della consacrazione. Dopo una vita trascorsa con la maglia dell’Hockey Club Gherdeina, l’attaccante nato a Bressanone ha scelto di rimettersi in gioco con il progetto dell’Eppan (Appiano). Una scelta che si è rivelata vincente: con 37 punti in 28 partite, Messner sta polverizzando il suo precedente record senior (21 punti nella stagione 2021-22), confermandosi come uno dei profili più interessanti del panorama hockeistico locale.

    Da una tradizione di famiglia ai software: la doppia vita di Leo Messner
    Foto di Jan Marc Zublasing

    Leo Messner, una passione di famiglia

    Nell’intervista con Leo Messner, lui stesso ci ha raccontato come tutto è iniziato: “L’impatto con il mondo dei pattini è stato fin da subito a 2-3 anni grazie a mio padre e mio nonno, anche loro ex giocatori di hockey su ghiaccio. Quindi è stata una passione tramandata di generazione in generazione. Una volta che avevo imparato a pattinare ho cominciato a giocare a hockey con il Gherdeina”.

    Le giovanili, la scuola e il lavoro

    Messner ci ha raccontato del suo periodo nelle giovanili e del rapporto con la scuola-lavoro: “Sono cresciuto al Gherdeina fin da piccolo, mi hanno insegnato tanto e ho imparato molto da tutti. Grazie a loro ho potuto esordire nella squadra senior a soli 16 anni. Non ho scelto di giocare all’estero anche per via della scuola, a oggi sono molto soddisfatto, una volta terminati gli studi a Bolzano mi sono dedicato al lavoro perché per me è molto importante. Oggi lavoro a Bressanone in un’azienda che si occupa di software”.

    Riflessioni e cosa migliorare per il futuro

    Leo ci ha anche parlato su cosa vorrà migliorare sul futuro e riflessioni su questa Olimpiade: “Voglio aumentare la velocità di pattinaggio e l’agilità nei cambi di direzione. Il mio punto di forza? L’esperienza accumulata giocando con i senior fin da giovanissimo. Non credo che i Giochi porteranno investimenti strutturali a lungo termine per l’hockey italiano. Ci saranno introiti immediati, ma dubito che il movimento ne trarrà un reale beneficio duraturo. Da ragazzino sognavo la NHL e il mio idolo Sidney Crosby. Crescendo, però, impari a capire quali palcoscenici sono alla tua portata. Oggi sono felice così. Mi piace giocare in Italia e il mio obiettivo ora è vincere qualcosa di importante qui. Sarebbe fantastico”.

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