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    Intervista a Luca Zanatta: “È stata una stagione positiva nel complesso”

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    Di Mirko Todesco

    Intervista a Luca Zanatta: “È stata una stagione positiva nel complesso”

    Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Luca Zanatta, difensore del Val Pusteria e della Nazionale:

    Ciao Luca ,come stai? Il meritato riposo dopo una stagione fitta di impegni, con anche Olimpiadi e Mondiali, qual è il tuo bilancio?

    È stata una stagione lunga, molto lunga e impegnativa ma allo stesso tempo positiva con diverse soddisfazioni a partire dalle Olimpiadi perché è stato un sogno, una fortuna ed un onore ad aver partecipato a questa edizione e resterà per sempre.

    Subito dopo con Val Pusteria abbiamo ingranato la marcia giusta perché fino a prima delle Olimpiadi abbiamo avuto degli alti e bassi, ma da lì in poi abbiamo fatto una corsa nei play off, ti direi memorabile anche se lo sarebbe stata se avessimo finito diversamente. Allo stesso tempo arrivare in finale è stato qualcosa di speciale, per noi, per la società, per tutta la comunità e per tutta la valle. 

    I mondiali purtroppo sono finiti con una nota negativa, amara, perché si era arrivati con un obbiettivo ben chiaro. Si sapeva che ci si sarebbe giocata l’ultima partita del girone e per come sono state le circostanze, le partite alla portata erano due, con la Danimarca prima e con la Slovenia poi, che è andata male ed è stata una sconfitta che ha fatto molto male.

    Stagione emozionante, culminata con il secondo posto finale. Soddisfatto o c’è qualche recriminazione?

    È stata una stagione positiva nel complesso, chiaro che arrivare alla fine e perdere proprio all’ultimo è un peccato. Certo che abbiamo avuto un avversario ostico che ha meritato la vittoria finale. 

    Cos’è mancato per arrivare fino in fondo?

    Difficile dirlo, fino a quel momento eravamo stati più bravi a fare gol e a concederne di meno, purtroppo in finale si sono invertite le cose, non riuscivamo ad andare a rete, abbiamo concesso molto e non è andata come speravamo tutti.

    Foto di Iwan Foppa

    L’esperienza dell’Olimpiade, come l’hai vissuta?

    L’esperienza Olimpica è stato qualcosa di surreale e ad essere sincero non credo ancora di aver metabolizzato la cosa, è li per aria senza averla compresa appieno .

    È stato tutto pazzesco, dalla cerimonia d’apertura, l’esordio, il villaggio olimpico e la condivisione con i ragazzi, tanti dei quali li conosco da una vita e con loro abbiamo fatto tanti sacrifici in Nazionale ed è stata l’incoronazione di un sogno. 

    Un mondiale sfortunato oppure il nostro livello nazionale al momento non può essere migliore?

    La Slovenia ha meritato più di noi di restare in elite, soprattutto nella partita contro di noi, hanno giocato meglio. Non abbiamo un livello inferiore a loro, certo che c’è tanto da lavorare in Italia, siamo indietro su tantissimi aspetti, già a livello giovanile, accademico e di sviluppo, però allo stesso tempo abbiamo delle buone basi.

    È chiaro che il risultato non arriva dall’oggi al domani, bisogna avere pazienza e tutti le idee chiare per costruire, coltivare e raccogliere i frutti di volta in volta.

    Esiste secondo te un’evoluzione positiva anno dopo anno a Brunico?

    A Brunico si è creato qualcosa di nuovo, si è arrivati alla consapevolezza che si può essere competitivi. Bisogna lavorare dal basso, essere più costanti anche a livello di risultati, però se gli anni passati era tutto legato all’entusiasmo ed alla passione, adesso dopo essere arrivati li ad un passo dall’essere campioni c’è la voglia e mentalità vincente, ci sono obbiettivi un po’ più alti perché si può arrivare fino in fondo.

    Siete arrivati fisicamente senza cali in finale, negli ultimi anni non sempre è stato cosi. Cos’è cambiato nella preparazione atletica?

    Gran parte del merito va a Renè Baur, perché vedere una squadra che arriva in finale senza infortuni a livello muscolare di sicuro da gran merito a lui ma anche a noi come gruppo, come singoli. Ognuno ci ha messo tutta la volontà per giocare ogni partita.

    Milano torna ufficialmente in Ice Hockey League. Il ritorno ad alti livelli dei lombardi ma anche una terza italiana in campionato credo sia importante.

    L’ingresso di Milano è fondamentale anche per l’hockey italiano. Spero dia una spinta alle grandi città, perché finché sono i piccoli centri a mandare avanti questo movimento diventa difficile. Le piccole città hanno fatto un lavoro incredibile in tutti questi anni per essere competitivi, come anche a Brunico. 

    Una piazza come Milano fa gola sotto l’aspetto degli sponsor e di giocatori che possono alzare l’asticella, ma dev’essere anche una rampa di lancio per gli italiani perché spero ci sia da parte della federazione, un progetto per poter inserire più italiani possibile, per rendere la squadra competitiva ma anche per far crescere i giovani italiani che hanno bisogno di giocare a questi livelli se non a livelli superiori. Sappiamo quanto difficile sia uscire dall’Italia essendo considerato uno straniero.

    Come ti prepari prima di una partita?

    Prima della partita ho la mia solita routine, che dura 20/30 minuti tra riscaldamento e attività, visto che non sono più un giovincello e quando vedo i giovani che mettono i pattini ed entrano subito li invidio un po’, però io ho il motore da azionare prima, quindi la routine è sempre quella da un paio d’anni a questa parte ed aiuta averla anche psicologicamente.

    Chi è il compagno piu’ simpatico o scherzoso in spogliatoio?

    Il più divertente? Uno solo non c’è, però direi Glira e Andergassen, senza ombra di dubbio perché ci piace stuzzicarci e comunque si è sempre pronti a farci una risata con la battuta pronta anche se prima di tutto viene la serietà e il lavoro e loro sono sempre stati un ottimo esempio per questo, però ecco ci scherziamo anche tanto sopra.

    Ti ringrazio per la chiacchierata, buone vacanze ed in bocca al lupo per il proseguo.

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