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    Intervista a Tommaso Teofoli, candidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030

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    Intervista a Tommaso Teofoli, candidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030

    Ho avuto il piacere di fare un’Intervista a Tommaso Teofoli, candidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030, in vista delle elezioni presidenziali che si terranno a Bolzano il 25 luglio.

    Chi è lei e perché si candida?

    Sono Tommaso Teofoli, sono di Verona e sono cresciuto a Cortina, sia personalmente sia come sportivo. La mia candidatura alla presidenza della Federazione nasce da una vita dedicata agli sport del ghiaccio, che ho vissuto come atleta, come dirigente e come consigliere federale.

    Mi candido perché ho una mia idea di Federazione, maturata osservando questi ultimi anni e dopo aver parlato con atleti, tecnici e dirigenti che non hanno più una visione condivisa di quella che deve essere la Federazione. Quindi, il mio è un metodo e una Federazione completamente diversi da quella che è oggi. Non è una candidatura contro nessuno: è proprio un cambiamento di quello che deve essere la Federazione in prospettiva dei prossimi quattro anni.

    La sua idea di Federazione?

    La mia idea di Federazione è quella di una casa comune, autorevole, trasparente e moderna. Cosa vuol dire questo? Vuol dire avere regole chiare, trasparenza e autonomia nei settori. Avere un presidente federale che non è colui che entra nel merito di tutti gli sport, ma che lascia autonomia ai vari settori, affinché possano esprimere quella che è la loro parte tecnica e lavorare allo sviluppo del proprio settore.

    Il presidente deve essere il coordinatore, deve essere colui che trova e alloca le risorse e, soprattutto, deve essere colui che verifica quello che i settori hanno dichiarato come progetto sportivo, come lo portano avanti e come lo stanno realizzando.

    Questo è un po’ il concetto generale: avere obiettivi annuali per settore, avere criteri trasparenti, veramente trasparenti, per quanto riguarda i regolamenti, monitorare i progetti finanziari, perché tutto ha un costo.

    Se qualcuno viene a chiedermi un progetto e questo progetto non è sostenibile, bisogna riallocare quelle che sono le assegnazioni delle risorse. E, soprattutto, dobbiamo tornare ad avere una filiera funzionante che vada dai comitati regionali, che sono la base dello sport, quindi lo sport di base con quelli che sono gli atleti, fino allo sport di alto livello, con al centro i tecnici.

    Se noi non ridiamo fiducia ai comitati regionali, se non diamo loro le risorse e se non facciamo progetti sportivi con la scuola, non riusciremo ad avere quelli che saranno i nostri campioni del futuro. Questa è un po’ la problematica.

    I campioni che hanno fatto medaglie e che fanno medaglie, cioè i nostri campioni di primo livello, devono essere gli esempi trainanti del movimento. Quindi le due anime devono collaborare e lavorare in sintonia all’interno della Federazione.

    I sette pilastri del programma

    I sette pilastri sono pensati per quattro anni di tempo, per cui non è che si può avere la luna. I pilastri sono una rivalutazione dei settori federali, cioè rimettere quello che è una centralità tecnica, una nuova organizzazione dei settori, una responsabilità che deve essere effettiva e delle risorse accompagnate da una programmazione che sia misurabile.

    Poi, come dicevo prima, i comitati come presidio di prossimità, come sviluppo della base, come rapporto con la società, con le famiglie e con le scuole. Devono essere veramente il motore iniziale.

    Il comitato, insieme alle società, porta i ragazzi a fare i nostri sport e li accompagna per mano fino a quando non diventano atleti agonistici, di un livello già medio.

    Poi c’è il rafforzamento di quelle che sono le rappresentanze internazionali. In ogni settore, in ognuno dei nostri sport che fanno riferimento a una federazione internazionale, deve esserci un collegamento diretto, ma vero. Un collegamento di lavoro, non solamente una rappresentanza di tipo politico.

    Perché è chiaro che in quell’ambito riesci a capire, a captare e a conoscere quelli che sono i progetti futuri che fanno anche le altre federazioni a livello mondiale. Quindi devi essere là, ma non devi essere là come politico: devi mandare persone, tecnici o comunque referenti che parlano la stessa lingua della federazione internazionale e che vadano a capire quello che bisogna fare come mission per il futuro, in base a quelli che sono gli standard che le federazioni internazionali, che conoscono tutto il mondo, ti propongono.

    Poi, come dicevamo prima, l’alto livello e lo sviluppo della base. Bisogna garantire continuità agli atleti di vertice, perché senza le medaglie, senza gli atleti di vertice, non ci sarebbe lo sport. Questo è evidente: uno fa sport per arrivare ad avere un risultato sportivo di alto livello.

    Ma, contemporaneamente, bisogna costruire tutta la filiera futura per arrivare ai prossimi campioni. Deve esserci un cambio generazionale che sia sempre alimentato.

    Avere tecnici di scuola italiana, dove è possibile. Noi in alcune aree abbiamo sport di eccellenza e tecnici di eccellenza. Quindi non solo dobbiamo continuare a sviluppare i nostri tecnici per mantenere questa eccellenza, ma dobbiamo anche essere attrattivi per tecnici che vengono da altre federazioni, che chiaramente sono inferiori alle nostre dal punto di vista tecnico.

    Noi possiamo insegnare loro come si fa. Quindi bisogna puntare sull’attrazione di una scuola italiana, sull’essere veramente quello che si dice: l’identità sportiva italiana.

    Poi c’è una cosa importantissima che si è persa un po’ negli anni: avere trasparenza, etica e reputazione. Cosa vuol dire? Vuol dire che un atleta, un dirigente o un genitore di un atleta, una persona, deve sapere di essere stato scelto non per altri motivi, ma per meritocrazia. Quindi cosa vuol dire questo? Che devono esserci criteri verificabili, processi trasparenti e un’integrità sportiva che sia vera.

    Nel senso che, se io a un ragazzo dico che non può fare parte della Nazionale, non posso dirgli che non fa parte della Nazionale semplicemente perché mi sono svegliato quella mattina e non mi piace. L’atleta deve avere la certezza che non è andato in Nazionale perché non era all’altezza dei criteri tecnici verificabili che gli erano stati indicati. Questo è fondamentale.

    Questi sono i sette punti.

    L’importanza dei centri federali e la creazione di nuovi impianti

    Per quanto riguarda i centri federali, nel mio programma c’è lo sviluppo dei centri federali. Questo vuol dire che ovunque ci sia un atleta di alto livello, una scuola di alto livello o un campionato di alto livello, bisogna dare il patrocinio di centro federale.

    Cosa vuol dire centro federale? Vuol dire che un atleta, un dirigente o un genitore sanno che in quel posto trovano tecnici e linee guida certificate dalla Federazione. Quindi hanno la garanzia che, nel momento in cui sono là, vengono seguiti secondo logiche che li portano a sviluppare tutti i nostri sport ad alto livello. Sono per fare nuovi centri federali e sono per fare nuove accademie, che anche queste sono fondamentali. Da est a ovest, ce ne sono già ed io vorrei potenziarle.

    Chiaramente la Federazione non ha le risorse e non ha proprio il potere fisico di creare degli impianti. Però, dove ci dovesse essere la volontà di creare un impianto, la Federazione può dare il know-how tecnico per poterlo realizzare, il know-how tecnico per poterlo gestire e il know-how tecnico per poter insegnare come fare lo sviluppo degli sport del ghiaccio partendo da zero, partendo dalla base. Queste tre cose sono fondamentali. La Federazione ha le risorse per fare questo.

    Quanto è importante il ruolo delle grandi città per lo sviluppo del movimento degli sport del ghiaccio?

    È importantissimo, come in tutti gli sport. Grande città o grande regione vuol dire aumentare quelle che sono le potenzialità dei numeri. Perché, avendo oggi un problema demografico forte, è evidente che più sei in un ambiente dove nascono più bambini e più riesci ad alimentare quelli che sono gli sport di tutta la Federazione.

    Tra quattro anni, quali risultati concreti vorrebbe che il movimento le riconoscesse come segno del successo del suo mandato?

    Premettendo che per fare un ciclo sportivo servono almeno otto anni, questa è la premessa per fare un ciclo sportivo. Tra quattro anni mi piacerebbe che tutti i progetti che abbiamo fatto fossero stati portati già al 50% di quella che è la loro potenzialità.

    Perché vorrebbe dire che, nel ciclo degli otto anni, poi si potrebbero completare. Certamente dipenderà da quelli che saranno i dirigenti tra quattro anni, però essere già riusciti a completare metà del ciclo che ci siamo dati oggi sarebbe una cosa molto importante.

    Se avesse a disposizione un minuto per rivolgersi agli appassionati degli sport del ghiaccio, cosa direbbe loro?

    Direi che in me trovano una persona che darà il 110%. Mi impegnerò al 110% per fare in modo che questa Federazione sia più aperta, più moderna e più trasparente e, soprattutto, che dia risposte.

    Da ex atleta e da ex dirigente, voglio dare risposte chiare a quelle che sono le società di base e a quelle che sono le società di alto livello, coinvolgendole tutte nei processi decisionali.

    Perché la Federazione è la casa di tutte le società. Non è qualcosa di estraneo alle società: è la casa delle società.

    Qual è l’impegno preciso che si sente di prendere oggi davanti a tutto il movimento degli sport del ghiaccio italiani e che tra quattro anni anche Hockey Italia 21 potrà verificare?

    L’impegno è quello, tra quattro anni, di fare una relazione sportiva di tutti i settori, di come si è sviluppato il progetto, di quali sono state le cose positive e anche quelle negative. Perché non bisogna nascondersi dietro un dito.

    Quindi porterò all’attenzione, tra quattro anni, dei media, delle società, degli atleti e di tutti quanti quello che è stato fatto. Tutti potranno verificare quello che è stato realizzato e potranno poi giudicare in base a quello che sarà un rapporto vero.

    Un rapporto che, ripeto, dovrà comprendere le cose positive, ma anche quelle negative e le cose che non hanno funzionato. Questo io lo prometto a chi mi darà supporto.

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