Intervista a Walter Andriolo, candidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030
Ho avuto il piacere di fare un’intervista a Walter Andriolo, candidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030, in vista delle elezioni presidenziali che si terranno a Bolzano il 25 luglio.
Chi è lei e perché si candida?
Sono Walter Andriolo. Sono nato a Merano nel 1962 e nel 1989 sono diventato dirigente dell’Hockey Club Merano. L’anno successivo sono diventato vicepresidente, assieme a Hansjoerg Brunner, e ho fatto parte della società come vicepresidente fino al 2010, quando abbiamo ceduto la società.
Nel frattempo sono stato per cinque anni consigliere federale, dal 2005 al 2010, e poi, dal 2010 al 2014, procuratore federale. Successivamente sono rientrato come consigliere dell’Hockey Club Merano.
Attualmente sono presidente della Associazione Italiana di Hockey Ghiaccio. Ho esercitato la professione di avvocato fino all’anno scorso, poi sono andato in pensione e mi sono cancellato anche dall’albo.
Ho deciso di candidarmi come candidatura alternativa e non contro l’attuale presidente, anche perché ritengo che, dopo dodici anni, un ciclo debba chiudersi. Bisogna cercare di cambiare e portare una ventata nuova, anche di idee, all’interno della Federazione.
Credo che, per il mio trascorso all’interno del mondo del ghiaccio dal 1989 e per la mia professione, io abbia gli strumenti e competenze da mettere a disposizione di tutta la Federazione, dei vari settori, società, atleti e tecnici per cercare di crescere e comunque di avere una Federazione più trasparente e più vicina anche ai territori.
Mi pare che si sia un po’ perso questo rapporto più diretto con i territori, che poi sono la base della nostra Federazione e quelli che ci aiutano a crescere anche nel movimento per quanto riguarda i giovani. Quindi voglio mettere a disposizione della Federazione le mie competenze.

Qual è la sua idea di Federazione?
La mia idea di Federazione è che sia una grande famiglia. Abbiamo i vertici, che sono costituiti dal Consiglio federale con a capo un presidente, ma poi la parte importante ed essenziale della Federazione, come ho detto prima, sono le società, gli atleti ed i tecnici . Sono questi soggetti che si confrontano ogni giorno con le problematiche sul territorio e che lavorano. Il presidente deve essere non colui che comanda, ma il soggetto che coordina il lavoro, ascoltando le varie esigenze, dando autonomia ai vari settori di presentare i propri programmi e di portarli a termine e che sia capace di fare sintesi.
Non dobbiamo dimenticare che la nostra Federazione è costituita al 99% da società formate da dirigenti non professionisti che sono volontari. Non siamo dirigenti professionisti: togliamo tempo al nostro lavoro, tutti ci impegniamo, ma a volte siamo un po’ abbandonati a noi stessi per quanto riguarda molte problematiche, specialmente per quanto riguarda l’avviamento, lo sviluppo e l’allargamento della base. La Federazione dovrà anche assumersi l’onere di aiutare tutte le componenti a crescere con una formazione periodica.
Quali sono i pilastri del suo programma?
Come ti ho detto prima, una programmazione effettiva delle attività da svolgere, delle metodologie e degli strumenti da applicare, sia nella gestione della Federazione sia nella crescita delle società.
E poi trasparenza nella gestione federale. Abbiamo sempre parlato di trasparenza, però oggi come oggi non siamo neanche in grado di reperire una delibera per capire quali siano certi orientamenti o certe decisioni prese dalla Federazione.
Bisogna valorizzare la crescita del settore giovanile. Ma, in questo senso, non solo valorizzare la crescita: dobbiamo anche cercare di avere degli strumenti e un impegno maggiore della Federazione con le istituzioni, specialmente con le istituzioni scolastiche. Dobbiamo cercare di trovare anche il modo affinché le scuole concedano ai ragazzi il tempo per potersi allenare e partecipare alle competizioni.
Rispetto a molti Paesi del Nord, noi abbiamo delle difficoltà. Le scuole pensano che la cosa più importante sia andare a scuola e studiare, che è una cosa importantissima, ma credo che sia altrettanto importante che, oltre alla scuola, si faccia attività sportiva e che venga concesso il tempo per poterla praticare.
È una crescita per i ragazzi. È una valorizzazione del connubio tra scuola e sport. Purtroppo, fino adesso, le scuole sono un po’ restie ad accettare magari anche dei cambi di orari per dare la possibilità ai giovani di allenarsi e di seguire l’allenamento, sia a secco sia sul ghiaccio, e partecipare poi alle competizioni.
Bisogna dare maggior supporto alle società e avere molto più coordinamento con il territorio da parte della Federazione. A volte ho l’impressione che, negli ultimi anni, la Federazione punti molto di più a quello che è l’apice dello sport: quindi le squadre senior nell’hockey e i singoli atleti di punta nelle varie discipline.
È giusto e naturale valorizzarli sempre di più, affiancandoli nella loro ulteriore crescita. Ma secondo me il compito principale della Federazione è quello di trovare gli strumenti e le risorse per poter avere un avviamento dei giovani in tutte le discipline degli sport del ghiaccio e poi trovare i sistemi e gli aiuti anche economici affinché possano crescere.
Dobbiamo ricordare che, in quasi tutte le discipline, si tratta di sport che richiedono risorse finanziarie non indifferenti, sia per quanto riguarda l’attrezzatura sia per quanto riguarda gli impianti, i campi e gli stadi.
Un altro punto è la formazione strutturata di allenatori e tecnici. Anche questa è una cosa importante. Si stanno facendo corsi per gli allenatori, ma dobbiamo insistere, migliorarli e aumentare anche la base dei tecnici.
Bisogna poi potenziare il marketing, perché vogliamo cercare di dare la possibilità alla gente di avvicinarsi ai nostri sport, migliorare la comunicazione per cercare di reperire anche risorse finanziarie private.
Più trasparenza e meritocrazia per quanto riguarda i percorsi dei singoli atleti con criteri il più oggettivi possibili nella selezione degli atleti di punta.
L’importanza dei centri federali e la creazione di nuovi impianti
I centri federali sono importantissimi per quanto riguarda le singole discipline. Centri federali non vuol dire però, dal mio punto di vista, che sia la Federazione a costituirli e seguirli direttamente. Bisogna trovare luoghi dove abbiamo già delle strutture e dove la Federazione affianchi la situazione locale, per poter valorizzare come centro federale la crescita dei migliori atleti e comunque lo sviluppo degli atleti, sia giovani sia di un certo livello.
Bisogna strutturare una rete su tutto il territorio nazionale e cercare di estenderla il più possibile, in maniera tale da avere la possibilità di accesso per il maggior numero di atleti.
Per quanto riguarda gli impianti, sappiamo che il problema è enorme. Se non abbiamo impianti non riusciamo neanche a fare attività. Non è una competenza diretta della Federazione, però sicuramente la Federazione, secondo me, deve impegnarsi a cercare di contattare le istituzioni e le realtà locali, per affiancare gli organi politici e cercare di potenziare o comunque creare strutture nuove.
Deve farlo anche comunicando e aiutando con il know-how che la Federazione ha per quanto riguarda la gestione e le caratteristiche che devono avere gli impianti anche da un punto di vista della sostenibilità non solo energetica ma anche economica.
Quanto è importante il ruolo delle grandi città per lo sviluppo del movimento degli sport del ghiaccio?
Sicuramente abbiamo la necessità di aprirci alle grandi città. All’interno delle grandi città abbiamo un numero di persone tale per cui dovrebbe essere più facile avvicinare i giovani alle nostre discipline. Il problema è che bisogna lavorare, come dico sempre, dal basso. È difficile entrare in grosse realtà partendo dall’apice senza creare movimento. Questo è un po’ il problema.
Io faccio sempre l’esempio delle case: le case non si costruiscono dal tetto, si costruiscono dalle fondamenta. A volte ho l’impressione che, in certe situazioni, si intenda partire dall’apice per poi costruire la base. Questo, dal mio punto di vista, è più complicato e difficile da realizzare.
Tra quattro anni, quali risultati concreti vorrebbe che il movimento le riconoscesse come segno del successo del suo mandato?
Tra quattro anni mi piacerebbe che la Federazione sia molto più vicina alle realtà locali, agli atleti, tecnici ed alle società. Vorrei maggiore trasparenza e una programmazione più trasparente, oltre a criteri oggettivi di selezione per quanto riguarda gli atleti di alto livello e le Nazionali.
E, prima di tutto, vorrei che si riuscisse ad allargare la base. Noi vediamo, e credo che sia un problema non solo dell’hockey, che iniziamo ad avere carenza di giocatori e di atleti. Quindi, fra quattro anni, mi piacerebbe soprattutto in questo campo avere comunque una base più larga e uno sviluppo maggiore rispetto a quello che abbiamo avuto fino adesso, trovando anche le soluzioni affinché i giovani atleti non abbandonino l’attività.
Se avesse un minuto per rivolgersi agli appassionati degli sport del ghiaccio, cosa direbbe loro?
È difficile! Innanzitutto gli appassionati sono quelli che ci seguono già, per cui non posso che ringraziare tutti gli appassionati di tutte le discipline.
Mi piacerebbe avere, fra quattro anni, una platea più ampia che ci segue e una platea più ampia di genitori che portino i ragazzi all’avviamento.
E, come detto, mi piacerebbe avere una Federazione più trasparente e partecipata, in modo tale che si possano valorizzare tutte le discipline e costruire un futuro solido anche per il futuro, dando ai giovani d’oggi, che saranno gli atleti di domani, una prospettiva di crescita per raggiungere i traguardi più importanti.
Qual è l’impegno preciso che si sente di prendere oggi davanti a tutto il movimento degli sport del ghiaccio italiani e che tra quattro anni anche Hockey Italia 21 potrà verificare?
Sicuramente non ho la bacchetta magica per poter cambiare il mondo in poco tempo. Quello che posso dire è che mi richiamo a quanto ho già detto prima ed al contenuto del mio programma, per quanto riguarda gli obiettivi, per grandi aree
La mia candidatura nasce dal senso di responsabilità verso tutto il movimento: atleti, tecnici, società sportive e dirigenti, con l’obiettivo di rafforzare la Federazione come punto di riferimento capace di unire visione e concretezza. Credo fermamente che lo sport sul ghiaccio debba crescere in modo sostenibile, investendo soprattutto sui giovani e migliorando i percorsi formativi e organizzativi che permettono alle società di lavorare con strumenti sempre più efficaci.
Il mio impegno è quello di mettere a disposizione del movimento, oltre alla passione, l’esperienza maturata in oltre trent’anni di attività sportiva, istituzionale e professionale, nonché il mio tempo che da pensionato è molto e di lavorare sodo con e per tutti i componenti della nostra famiglia del ghiaccio per cercare di realizzare i contenuti del programma…



