Intervista ad Andrea Gios, ricandidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030
Ho avuto il piacere di fare un’intervista ad Andrea Gios, ricandidato alla Presidenza della FISG per il quadriennio 2026-2030, in vista delle elezioni presidenziali che si terranno a Bolzano il 25 luglio. Gios è l’attuale Presidente in carica della federazione.
Chi è lei e perché ha deciso di ricandidarsi alla presidenza della FISG?
Sono Andrea Gios, sono il presidente della Federazione in carica da oltre dodici anni. Mi ricandido perché, nonostante tutti i grandissimi risultati che abbiamo ottenuto, dopo le Olimpiadi ho avuto modo di confrontarmi con il territorio, con i dirigenti, i tecnici e i presidenti dei comitati. Ho raccolto le loro osservazioni e, al termine di questo percorso, ho deciso di ricandidarmi.
Non per una decisione che nasce dalla volontà di conservare un ruolo, ma nella convinzione che oggi la nostra Federazione non sia alla fine di un ciclo, bensì all’inizio di una fase sicuramente importante e che necessita di un cambiamento.
Deve però essere un cambiamento programmato, che nasce dalla conoscenza e da una visione fondata sulla stabilità, sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla centralità dello sport.
Quindi credo che il mio impegno debba essere quello di dare continuità e, allo stesso tempo, cambiare tanto, perché c’è la necessità di portare dei cambiamenti.
Non siamo alla fine di un ciclo, ma all’inizio di un nuovo ciclo, che non dovrà guardare soltanto ai prossimi quattro anni, ma dovrà essere proiettato verso gli otto anni e verso le Olimpiadi di Salt Lake City.
Le Olimpiadi francesi dovranno essere un passaggio. Questi quattro anni dovranno servire per costruire qualcosa di più importante, che ci dia sostenibilità anche per il futuro.

Qual è la sua idea di Federazione?
La mia idea è quella di una Federazione organizzata, nella quale ci sia una separazione chiara tra le funzioni politiche, quelle gestionali e quelle tecniche.
Una Federazione in cui il presidente e i consiglieri non interferiscano nell’attività dei tecnici, ma dettino le linee, diano la visione e definiscano le linee strategiche.
Il Consiglio federale è un organo di indirizzo e di controllo e deve essere garantita la necessaria autonomia tecnica e operativa ai tecnici. Questa è la filosofia con cui ho amministrato gli ultimi dodici anni, direi soprattutto gli ultimi otto.
È importante che la Federazione non dipenda dalle singole persone, ma da competenze e responsabilità chiare. Nella nostra Federazione, negli ultimi anni, c’è stata proprio questa filosofia e, secondo me, è stata una chiave vincente.
Non ho mai interferito minimamente nelle convocazioni, nei raduni o nelle scelte tecniche. Ho sempre dato gli indirizzi, ho detto cosa volevamo raggiungere, il Consiglio ha lavorato in questo senso e abbiamo lasciato lavorare i nostri tecnici in tutti i settori.
Quali sono i pilastri del suo programma?
I punti fondamentali del mio programma sono sostanzialmente cinque. Sono cinque punti importanti che guardano a dare una struttura organizzativa e manageriale non solo alla Federazione, ma anche alle società.
Il salto di qualità che, secondo me, possiamo fare è legato a una Federazione organizzata, che comunque deve migliorare in parecchi aspetti, ma che ora deve anche far crescere le società e renderle più manageriali. Sono le società, infatti, la base che dà forza alla struttura. La passione dei tecnici e dei dirigenti alla base non è più sufficiente. Ci vuole una cultura manageriale e serve anche una struttura idonea, perché le sfide sono alte.
Questi cinque pilastri sono le priorità del mio programma.
1. La prima è rafforzare la sostenibilità economica dell’intero sistema federale. Vorrei una Federazione più solida sotto il profilo economico, affinché possa programmare il proprio futuro con maggiore serenità e stabilità. Abbiamo bisogno di risorse proprie e abbiamo bisogno di crescere.
2) La seconda priorità è aumentare le risorse economiche disponibili per tutto il movimento. Dovremo continuare a sviluppare le fonti di ricavo attraverso nuove forme di entrata che dobbiamo immaginare. Secondo me, per il futuro, non è più sufficiente la semplice sponsorizzazione. Non basta chiedere a un’azienda di sponsorizzare la Nazionale di short track, la Nazionale di hockey o quella di curling.
Dobbiamo creare delle partnership e curare l’hospitality. Dobbiamo poter dire a un’azienda: «Vorresti diventare partner del progetto olimpico della Nazionale maschile di curling?». Noi presentiamo alle aziende un progetto: «La Nazionale di curling, per arrivare a una medaglia, deve fare questo percorso. Vuoi essere partner?».
Dobbiamo creare una struttura e cambiare l’approccio con le società. Secondo me, l’idea dello sponsor come semplice etichetta scritta sulla maglia è superata.
Un’altra fonte importantissima è l’organizzazione degli eventi. Dobbiamo organizzare Mondiali. Lo abbiamo sempre fatto, ma sono stato io a introdurre la cultura dell’organizzazione degli eventi internazionali.
Nel 2018 abbiamo organizzato il Mondiale di pattinaggio di figura. Prima la nostra Federazione assegnava gli eventi a terzi e si limitava a fare in modo che la manifestazione si svolgesse in Italia. Con me abbiamo visto che questi eventi possono anche generare risorse. Oggi, dopo Milano Cortina, abbiamo una legacy di impianti straordinaria.
Abbiamo il Forum con una piastra refrigerata permanente e abbiamo Santa Giulia, che può diventare un luogo per eventi importantissimi. Possiamo organizzare anche un Mondiale di hockey Top Division, che significa un’attività con un fatturato potenziale di 35-50 milioni di euro. In alcuni Paesi organizzatori gli utili arrivano dai 10 ai 25 milioni di euro.
Questo è un aspetto che deve essere rafforzato. Per questo ho in mente una nuova figura: un Revenue Operations Officer. Una persona che, all’interno della Federazione, segua tutte queste fonti di entrata e abbia la capacità di svilupparle.
Il Revenue Operating Officer sarebbe la persona destinata a sviluppare nuove fonti di entrata e sarebbe responsabile del coordinamento di tutte le aree che producono ricavi. Dovrà essere integrato con il marketing e con l’area sponsorizzazioni, oltre a tutte le altre attività che potranno permetterci di esplorare nuove fonti di entrata. L’obiettivo è portare più risorse al sistema per restituirle al sistema: più risorse in Federazione per distribuirle, fare attività e far crescere il movimento.
3) La terza priorità è rafforzare il ruolo delle leghe e delle strutture che organizzano i campionati. Noi abbiamo campionati all’interno della Federazione: i campionati di hockey, di curling e degli sport del ghiaccio.
Vorremmo che questi campionati fossero gestiti proprio come dei club, come succede in tutti gli sport professionistici. Non è la Federazione canadese a organizzare direttamente il campionato di hockey. Non è la Federazione svedese o quella svizzera. Vorremmo che questo concetto entrasse anche negli altri sport.
Il campionato di curling dovrebbe essere organizzato dalla Lega. Dovrebbe costituirsi una Lega delle città di Serie A e dovrebbero essere loro a occuparsi di queste attività. Noi, come Federazione, dobbiamo continuare a svolgere un ruolo di indirizzo, coordinamento e controllo, ma dobbiamo dare maggiore autonomia alle leghe e una natura più privatistica ai campionati. Sto pensando, per esempio, anche al pattinaggio artistico. È un sogno che non sono mai riuscito a realizzare, ma mi piacerebbe creare una challenge nazionale, con strutture che organizzino gli eventi e le attività.
Noi coordiniamo, definiamo le linee di controllo e gli indirizzi sportivi e verifichiamo che le cose siano regolari. Questo, secondo me, è molto importante. Ci aiuterebbe a professionalizzare tutto il mondo, responsabilizzando i club e facendoli diventare realmente partecipi. L’esempio è quello delle leghe dell’hockey e delle federazioni internazionali di hockey. Nessuna federazione di alto livello organizza direttamente un campionato: il campionato viene organizzato dalle leghe.
4) La quarta priorità è proseguire nell’ulteriore modernizzazione della Federazione. Abbiamo introdotto un modello organizzativo moderno, fondato sulla distinzione tra indirizzo politico, gestione e attività tecnica. È un percorso che ha rafforzato la Federazione, però vogliamo che sia sempre più efficiente, competente e capace.
Dobbiamo quindi continuare a migliorare gli investimenti in tecnologia e la nostra struttura. Anche l’inserimento del Revenue Operating Officer, secondo me, è molto importante.
5) La quinta e ultima priorità è completare lo sviluppo infrastrutturale degli sport. Le Olimpiadi ci hanno lasciato un’opportunità straordinaria anche in termini di impianti. Devo dire che la legacy olimpica è molto migliore di quella che mi aspettavo soltanto un anno prima. Le Olimpiadi ci hanno lasciato la piastra del Forum completamente rinnovata e refrigerata in modo permanente. Questo significa che in qualsiasi momento possiamo organizzare un Mondiale.
Ci hanno lasciato lo Stadio Olimpico di Cortina, completamente ristrutturato e dotato di una struttura incredibile per ospitare qualsiasi tipo di evento, dal curling all’hockey. Ci hanno lasciato l’impianto di Rho Fiera, che secondo me è importantissimo per lo sviluppo. Ci hanno lasciato 18 milioni di euro di un fondo che siamo riusciti a istituire insieme alla Regione Veneto per riqualificare gli impianti del Veneto.
E ci hanno lasciato, in Trentino, il rifacimento della pista dell’Oval di Baselga di Piné, con un progetto molto ambizioso per costruire in futuro una terza pista oltre a quella da 30×60 metri. Dobbiamo fare in modo che questa legacy diventi un patrimonio permanente.
L’impegno che dobbiamo portare avanti è quello di costituire una task force per le infrastrutture che lavori in tutte le regioni e continui a lavorare con il Governo e con le Regioni per un ulteriore sviluppo degli impianti.
Dobbiamo portare il ghiaccio a Roma. Dobbiamo creare un gruppo di lavoro, una task force che, come abbiamo fatto in Veneto, possa coinvolgere le istituzioni. Abbiamo coinvolto la Regione Veneto e dobbiamo fare le stesse cose anche nel Lazio, portando a casa un impianto e, quantomeno, un impianto per il curling.
Dobbiamo fare le stesse cose a Torino. A Torino, per esempio, ora che siamo partiti con l’esperienza dell’impianto di Rho Fiera che gestiamo noi, abbiamo le capacità per assumere la gestione del Tazzoli. Dobbiamo lavorare in questo senso e rafforzare la struttura.
Questi sono i cinque punti fondamentali su cui dobbiamo basare lo sviluppo futuro della Federazione.
Quanto sono importanti i centri federali e la creazione di nuovi impianti?
Per quanto riguarda la creazione di nuovi impianti, te l’ho già detto. L’importanza dei centri federali è fondamentale. Senza centri federali non si fa nessun passo avanti. Sotto questo profilo voglio evidenziare che la nascita del progetto di Rho Fiera e di questo centro federale per la Lombardia è fondamentale. È la prima volta che la Federazione si assume la responsabilità di gestire e promuovere un impianto che possa diventare un centro federale.
L’obiettivo è che diventi il motore per lo sviluppo di tutta la Lombardia. Questo progetto è fondamentale. Se questo progetto funziona, come penso, abbiamo trovato soprattutto una persona che ci mancava in passato e che è in grado di gestire questo impianto: Diego Cattani. Ha l’esperienza, la grinta e le capacità per farlo.
Questo progetto è un progetto pilota. Abbiamo già avuto un incontro con Cattani per prospettargli la possibilità di portare questo progetto al Tazzoli di Torino. Il Comune ci ha comunicato la propria disponibilità a valutare la gestione dell’impianto da parte nostra. Il Tazzoli potrebbe quindi essere gestito dalla Federazione con un modello di centro federale.
Prima non si poteva fare, perché in Federazione non avevamo le competenze, le professionalità e le persone per gestire una struttura di questo genere. Oggi, grazie al progetto FRIA e Rho Fiera, siamo pronti ad analizzare questa proposta, che potrebbe essere già messa in campo nel 2027.
Lo stesso modello potremmo applicarlo a Roma, se ci aprono un impianto. Se riuscissimo a fare un accordo con la città di Roma e con il Ministero dello Sport e ci aiutassero a preparare un palazzo del ghiaccio a Roma, oggi abbiamo le persone che possono gestirlo. Cattani potrebbe diventare il dirigente di questo sviluppo.
Abbiamo i tecnici e la struttura. La Federazione con me non fa salti nel vuoto. O abbiamo la capacità di fare una cosa oppure non possiamo fare. Adesso abbiamo creato questa struttura. Questa è l’importanza ed è un’innovazione.
Mi viene da ridere quando qualcuno mette in discussione il progetto di Rho Fiera, perché per la prima volta la nostra Federazione è riuscita ad avere un impianto che gestirà con criteri sportivi e meritocratici per sviluppare l’hockey, al di fuori delle logiche dei privati.
Io rispetto i privati, perché faccio il commercialista e sono abituato a parlare con loro, ma è evidente che le loro priorità possano essere diverse. Grazie a questo progetto possiamo avere un modello da portare al Tazzoli, a Roma, oppure un domani a Padova o in altre città.
Nel mio programma questo è inserito nella quinta priorità. Il progetto FRIA dovrà essere gestito come strumento di servizio all’interno del movimento. Rappresenta un interessante progetto pilota per un nuovo modello di presenza della Federazione sul territorio. L’obiettivo è costruire una Federazione di centri federali regionali, realizzati attraverso la cooperazione tra Federazione ed enti pubblici. I centri federali potranno rappresentare luoghi di allenamento per diverse discipline, poli per l’attività giovanile e per la formazione. Dovranno inoltre diventare strumenti attraverso i quali la Federazione possa essere più vicina ai territori e alle società.
Quanto è importante il ruolo delle grandi città per lo sviluppo del movimento?
È fondamentale. È il punto forte che ho sempre portato avanti. Il movimento degli sport del ghiaccio italiano non può prescidere dalle grandi città: Torino, Milano Bergamo e Padova. Mi piacerebbe avere Verona. E la Provincia di Treviso, dove nascerà un impianto grazie al progetto con la Regione Veneto.
Dobbiamo andare a Roma, che è altrettanto importante, e poi trovare il modo di collegare Firenze e Bologna, creando una dorsale appenninica che colleghi tutta l’Italia.
Lo sport del ghiaccio non può svilupparsi senza le grandi città. Il grande risultato dell’operazione di Rho Fiera, che abbiamo messo in piedi grazie alla Fondazione Fiera e al presidente Bozzetti, Sala e Fontana che non finirò mai di ringraziare, è fondamentale per lo sviluppo di questo progetto di espansione territoriale.
Abbiamo riportato il ghiaccio a Milano dopo dieci anni e e il grande hockey dopo vent’anni. Trovo paradossale, ed è per questo che sono un po’ dispiaciuto, vedere che c’è gente che mette in discussione questo progetto.
Non è una cosa che mi sono inventato. Sono dieci anni che lavoriamo per questo, incontrando enti pubblici e parlando con privati e imprenditori di diverse nazionalità per far ripartire il ghiaccio a Milano. L’importanza di questo progetto, ora che è stato realizzato, è straordinaria, perché dimostra che si può fare.
E grazie a questo progetto possiamo avere uno sviluppo maggiore. La quinta priorità è proprio questa. Io rispetto le valli, che sono fondamentali. La cultura e la passione per gli sport del ghiaccio nascono da lì. Ma dobbiamo trasferirle anche nelle grandi città se vogliamo crescere ulteriormente.
Tra quattro anni, quali risultati concreti vorrebbe che il movimento le riconoscesse come segno del successo del suo mandato?
Io non sono più in cerca di successi. Credo che, se fosse stato per i successi, mi sarei dovuto ritirare adesso. Ho fatto dodici anni di successi in crescendo.
Prima facevamo una o due medaglie ogni Olimpiade. Alla mia prima Olimpiade abbiamo conquistato quattro medaglie. La seconda, a Pechino, otto medaglie. La terza, undici medaglie. Abbiamo vinto medaglie in tutte le discipline e in tutte le competizioni internazionali di alto livello sia livello senior che junior.
Nell’hockey maschile siamo la sedicesima squadra maschile al mondo, come lo eravamo quando sono arrivato. Le donne hanno fatto un salto di qualità incredibile e sono arrivate tra le prime otto alle Olimpiadi, cosa che nessuno poteva immaginare.
Ci siamo dati una struttura organizzativa e abbiamo creato un gruppo di lavoro all’interno della Federazione, con collaboratori preparati e appassionati. Abbiamo raggiunto il massimo. Se avessi cercato soltanto i successi, mi sarei ritirato e avrei detto: «Andate avanti voi». Mi rendo conto che è difficile fare più di così.
Invece quello che voglio è continuare a lavorare, anche se saranno quattro anni nei quali magari non avremo grandi successi. Voglio costruire e dare continuità a questo progetto, creare un ponte e consolidare ancora la Federazione.
Oggi la nostra Federazione, nel ranking delle federazioni italiane, è al dodicesimo posto. Siamo una delle più piccole per area geografica e per numero di tesserati. Prima eravamo sempre tra il ventesimo e il venticinquesimo posto. Oggi siamo al dodicesimo.
Questo ranking è costruito sulla base di moltissimi indicatori e di un algoritmo molto complesso. Per alcuni indicatori siamo tra le prime otto Federazioni italiane. Quindi credo di aver fatto il massimo e di aver espresso tutto quello che potevo.
Ho avuto Consigli federali, specialmente nell’ultimo quadriennio, molto focalizzati e che hanno capito bene il messaggio che volevo dare in termini di managerialità. Più di così, secondo me, è difficile. Lo faccio per senso di responsabilità e per rispetto istituzionale.
Il ruolo di chi amministra una istituzione è quello di aver la capacità di guardare oltre se stesso. Di avere la capacità di lasciare qualcosa. Questo è il senso delle istituzioni. Io voglio consolidare questa federazione, voglio che continui. Questi saranno sicuramente i miei ultimi quattro anni. Pensavo di smettere dopo le olimpiadi perché ero soddisfatto del mio lavoro. Però poi mi sono reso conto che devo fare ancora un ulteriore passo per consolidare la crescita e per rendere ancora più forte e strutturato l’intero movimento degli sport del ghiaccio.
E’ il momento di spingere ancora. Io voglio consolidare la forza di questa federazione e vederla ancora di più strutturata. Mi impegno in una sfida stimolante: lasciarla più forte ancora di come sia oggi. Non solo per le vittorie: dobbiamo avere la capacità di cambiare ciò che può essere migliorato e la responsabilità di non disperdere ciò che funziona. E’ bellissimo quando un tuo atleta vince una medaglia alle olimpiadi o quando abbatte un record mondiale. Però sono tutte cose che passano. Io voglio rafforzare ulteriormente la struttura della federazione e delle società per consolidare la strepitosa crescita degli ultimi anni. Anche se nelle prossime olimpiadi dovessimo prendere meno medaglie non è un problema perché la mia visione è focalizzata ad un orizzonte temporale più ampio, verso Salt Lake City alle Olimpiadi del 2034. Nei prossimi quattro anni dovremmo far crescere i futuri campioni che ci aiuteranno a fare risultati a Salt Lake City.
Se avesse un minuto per rivolgersi agli appassionati degli sport del ghiaccio, cosa direbbe loro?
Io credo che noi abbiamo gli sport più belli in assoluto. Sono discipline, una più bella dell’altra, ognuna con le proprie caratteristiche. Vi chiedo di seguire i nostri atleti.
Praticare gli sport del ghiaccio è difficile e costoso anche per le famiglie. Non basta avere un campetto dietro casa: ci vuole il ghiaccio, ci vogliono impianti che costano e consumano energia, ci vogliono attrezzature spesso molto costose e servono tanti allenatori e tante competenze.
Mi rendo conto che portare un bambino o una bambina a fare pattinaggio artistico può essere impegnativo. Però sono gli sport più belli. Arricchiscono e rendono i nostri ragazzi dei veri campioni. Quindi, a tutte le persone, dico di seguirli. Alle famiglie e agli allenatori dico di lavorare con passione.
Il nostro obiettivo non è soltanto tirare su dei campioni. I campioni come Ghiotto, Lollobrigida, Sieghel, Mosaner, Constantini o altri grandi atleti verrebbero fuori lo stesso. Quei campioni sono talenti naturali. Il nostro obiettivo è avere dei ragazzi sani, con sani principi e, soprattutto, che amino lo sport che fanno. Questo deve essere l’obiettivo di tutta la nostra Federazione.
Se un ragazzino ha 16, 18 o 25 anni e lascia lo sport per qualsiasi motivo, deve essere contento del percorso fatto. Non deve lasciarlo odiandolo. Sarebbe un insuccesso.
Questo deve essere l’obiettivo della Federazione e di tutti gli appassionati: fare in modo che chi pratica sport ami quello che fa, cresca correttamente, diventi una persona per bene, non vada nelle piazze a fare disastri, sia propositivo nella società e diventi un cittadino esemplare.
Questo è l’obiettivo. I campioni, guardate, vengono fuori lo stesso, anche senza di me e senza tutto l’impegno che ci mettiamo. Quelli sono talenti naturali.
Qual è l’impegno preciso che si sente di prendere oggi davanti a tutto il movimento degli sport del ghiaccio italiani e che tra quattro anni anche Hockey Italia 21 potrà verificare?
L’impegno preciso è dare il 100% su tutto, ogni giorno, per far crescere gli sport del ghiaccio. Nel mio programma, se lo vedrai, c’è anche un impegno cronologico: i primi 100 giorni, i primi mesi e tutto il percorso successivo. L’impegno che mi sento di prendere è quello di lavorare, come ho lavorato in questi dodici anni, al 100%, insieme ai settori, ai comitati e alle società.



