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Elezioni FISG 2026 – intervista a Tommaso Teofoli

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Elezioni FISG 2026 – intervista a Tommaso Teofoli

Dopo la prima tornata elettorale che non ha eletto nessun candidato presidente, abbiamo sentito Tommaso Teofoli, arrivato secondo con il 21,01% dei voti, alle spalle del presidente uscente Andrea Gios, che pur avendo ottenuto un notevole risultato, non ha raggiunto il 66.7% dei voti necessari per un quarto mandato consecutivo, fermandosi alla ragguardevole soglia del 63,9% dei voti.

D: Tommaso Teofoli, come interpreta i risultati di questa prima tornata elettorale?

R: Io credo che vadano analizzate due cose. La prima è che questi risultati non hanno consegnato un presidente alla FISG, e dopo 12 anni di presidenza Gios, nonostante il grande consenso ottenuto tra gli aventi diritto al voto, emerge anche una reale esigenza di cambiamento all’interno degli sport del ghiaccio, e una divisione su diversi temi. Io mi sono candidato in maniera convinta, proprio per rappresentare un modo diverso di concepire la federazione, raccogliendo le istanze di numerosi atleti e tecnici tra i vari sport del ghiaccio. Toccando con mano le diverse realtà degli sport del ghiaccio, anche tra le entità più piccole, il disagio per una gestione centralizzata e poco condivisa, con le attenzioni concentrate quasi esclusivamente sui grandi eventi, era palpabile, e probabilmente più diffuso rispetto al 36% dei votanti che non si sono espressi a favore della presidenza uscente.

D: Qualcuno ha sollevato alcune perplessità sul fatto che con il 63.9% il presidente uscente non sia stato rieletto, vuole fare una sua riflessione su questo argomento?

R: Va ricordato che questa norma è stata voluta per accertarsi che qualora un presidente volesse ricandidarsi per un quarto mandato consecutivo, sia necessaria una maggioranza dei due terzi dei voti. Norme sul limite dei mandati esistono anche per i presidenti di regione e per i sindaci. Lo spirito di queste norme non è quello di sanzionare chi ha amministrato bene, ma di garantire il ricambio democratico e impedire che una stessa persona concentri il potere per un periodo eccessivamente lungo. La legge si basa su alcuni punti cardini: tutela della democraticità interna, alternanza alla guida degli organismi sportivi, prevenzione della cristallizzazione del potere, pari opportunità di accesso alle cariche elettive, maggiore trasparenza e rinnovamento della governance. In sintesi, possiamo dire che nelle federazioni sportive l’interesse pubblico al ricambio della classe dirigente prevale sull’interesse del presidente uscente a ricandidarsi indefinitamente.

D: Dopo il voto, c’è chi ha parlato di voto inutile dato ai tre candidati avversari del presidente uscente, cosa ne pensa ?

R: torniamo sempre al discorso della domanda precedente e ai punti cardini dello spirito della regola sul limite dei mandati. A tutti deve essere data l’opportunità di candidarsi, e nessun voto è inutile. Chi sostiene una tale aberrazione, manca di rispetto, prima che al candidato che ha ricevuto questi voti, agli elettori che in piena coscienza hanno espresso quei consensi. È il sale della democrazia, e tutti gli elettori devono essere rispettati e ascoltati, anche se votano per un nostro avversario, avente idee diametralmente opposte alle nostre. Si votava in un contesto nel quale ad una candidatura fortissima di un presidente che usciva da 12 anni di presidenza, godendo dell’appoggio di tutto l’apparato federale, si contrapponevano tre canditati. Era abbastanza evidente che per i tre sfidanti, raggiungere il 50% + 1 dei voti al primo turno fosse un’impresa alquanto ardua, ma questo primo turno è stato più che altro un referendum sulla presidenza uscente, che doveva raggiungere il quorum dei due terzi per essere rieletto. Doveva essere un voto plebiscitario che doveva incoronare per la quarta volta lo stesso presidente, il quale è bene ricordarlo, nelle precedenti elezioni, due volte su tre ha gareggiato da solo e senza avversari. Se da un lato abbiamo un candidato che ha sfiorato la rielezione al quarto mandato con un risultato numericamente straordinario, dall’altro abbiamo oltre un terzo degli elettori che ha voluto dare un segnale di discontinuità. Questo segnale va raccolto, va esaminato e compreso. Vanno evidenziate le criticità messe in evidenza da chi chiede il cambiamento, e bisogna adoperarsi senza preclusioni per migliorare la situazione attuale, con maggiore trasparenza e il massimo coinvolgimento di tutti i settori della nostra federazione, a tutti i livelli.

D: Come intende muoversi in previsione della seconda tornata elettorale?

R: Ragionando esclusivamente sui programmi e su una visione diversa della federazione, come peraltro ho sempre fatto durante i mesi precedenti alla prima tornata elettorale. Sono pronto a dare il mio contributo a qualsiasi proposta seria, di vero cambiamento e non di facciata, che vada proprio nella direzione di una FISG trasparente e meritocratica, che si ponga come coordinatrice del sistema, che fornisca il supporto alle varie realtà, lasciando piena autonomia ai vari settori della nostra federazione. La FISG deve tornare ad essere un palazzo di cristallo, accessibile a tutti, e tutte le decisioni devono essere spiegate e motivate senza alcuna riserva. Se ci fossero proposte di vero cambiamento, non avrei motivo per non favorirle. Il voto del 25 luglio non ha designato nessun presidente, ma ha sancito che ci sarà un cambiamento al vertice della Federazione. Non sprechiamo tempo ed energie in polemiche pretestuose, ma concentriamo sul futuro della FISG, per il bene di tutti gli sport del ghiaccio, di tutti gli atleti e di tutti gli appassionati di queste meravigliose discipline.

D: Se tra le proposte ci fosse un semplice rimescolamento delle carte rispetto alla gestione uscente, lei cosa farebbe?

R: Ripeto, non faccio un problema di persone, ma di reale cambiamento di paradigma gestionale. Deve cambiare la mentalità di intendere la federazione. Dietro i buoni propositi ci vogliono anche persone credibili, senza conflitti d’interesse e davvero animate dalla voglia di voler cambiare. Non mi presterò a piccoli giochi di palazzo, con scambi di poltrone, e operazioni di puro e semplice maquillage. Se non ci saranno proposte di rinnovamento radicale, non avrò problemi a rimettermi in gioco, perché credo nel mio programma, credo in un progetto di rinnovamento.

D: Cosa le è piaciuto di più di questa tornata elettorale?

R: La grande partecipazione agli incontri nelle varie realtà territoriali. I punti di vista delle persone che ho incontrato, le loro idee, la loro voglia essere parte del progetto. Sarebbe ora di iniziare un cammino davvero condiviso, tutti insieme.

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