Non vedo l’ora di tornare a tifare la mia squadra del cuore
Ci sono momenti dell’anno in cui, anche senza una partita da giocare, il pensiero torna sempre lì: alla propria squadra. Alla maglia, a quel palazzetto, a quella pista, a quel campo che per qualche mese è rimasto silenzioso e che presto tornerà a riempirsi di voci, emozioni e passione. Perché l’estate, per un tifoso di hockey, è anche questo: aspettare.
Aspettare il nuovo campionato, aspettare la prima partita, aspettare di rivedere i propri giocatori, di conoscere i nuovi arrivati, di capire quanto sarà forte la squadra costruita dalla società. Si segue il mercato, si aspettano le amichevoli e i calendari. Si fanno pronostici, si discutono gli acquisti e magari si comincia già a pensare a una possibile classifica. Ma, alla fine, manca sempre qualcosa: la partita.
Manca quel momento in cui si prende la propria sciarpa, la propria maglia o semplicemente si esce di casa sapendo che quel pomeriggio o sera si va a tifare. Manca l’appuntamento con gli amici, il viaggio verso la partita, il saluto alle persone che ormai si conoscono da anni. Manca il rumore sugli spalti, l’ingresso delle squadre e quella sensazione difficile da spiegare a chi non l’ha mai provata. Perché tifare una squadra non significa soltanto guardare una partita: significa viverla.
E non importa quale sia la disciplina. Hockey su ghiaccio, hockey su pista, hockey inline o hockey su prato. Non importa se si tratta della massima serie o di un campionato giovanile, di una grande società con una storia centenaria o di una piccola realtà che ogni settimana porta in pista o in campo giocatori, famiglie e tifosi. Quando quella è la tua squadra, è casa.
Può cambiare il campionato, può cambiare la superficie, possono cambiare i giocatori o gli allenatori. Possono arrivare stagioni straordinarie o annate complicate. Possono arrivare vittorie indimenticabili oppure sconfitte che fanno ancora male a distanza di anni. Il tifoso, però, rimane.
Perché la squadra del cuore non è soltanto quella che vince. È quella che hai iniziato a seguire magari da bambino, grazie a tuo padre o tua madre. È la maglia che hai indossato per la prima volta. È una trasferta fatta con gli amici. È una vittoria festeggiata come se fosse qualcosa di personale. È una sconfitta dalla quale sei uscito arrabbiato, ma con la voglia di tornare la settimana successiva.
Sono proprio questi ricordi a costruire il rapporto tra una squadra e i suoi tifosi. E forse è per questo che, quando la stagione finisce, ci si accorge davvero di quanto manchi. Per qualche settimana si può anche provare a staccare. Poi arrivano i primi acquisti o le prime conferme. Escono i calendari della nuova stagione. Arriva il raduno, si sanno le prime amichevoli. E improvvisamente quella voglia torna: la voglia di esserci.
Perché alla fine una stagione non è fatta soltanto di classifiche e trofei. È fatta anche di persone. Di chi gioca e di chi guarda, di chi scende in pista e di chi, dall’altra parte della balaustra, canta, applaude, protesta, soffre ed esulta. Ed è proprio questo il bello dello sport. Non sappiamo ancora come finirà la prossima stagione. Non sappiamo chi vincerà il campionato, chi solleverà un trofeo, chi festeggerà e chi invece dovrà fare i conti con una delusione. Quello che sappiamo è che presto torneremo a essere lì.
Torneranno le partite, torneranno le trasferte, torneranno gli amici sugli spalti. Torneranno i rituali di sempre, le discussioni dopo una sconfitta, le esultanze dopo un gol e quella sensazione che soltanto lo sport riesce a regalare. E quando arriverà quel momento, forse per un attimo tutto il resto passerà in secondo piano. Perché dopo mesi di attesa, finalmente potremo tornare a fare quello che ci è mancato di più. Tornare a tifare la nostra squadra del cuore.
E non importa se sarà una stagione da titolo o una stagione difficile. Noi saremo lì. Perché essere tifosi significa anche questo. Aspettare una estate intera per poter finalmente dire: “Adesso ricominciamo”.




