Intervista a Matthias Mantinger, attaccante del Val Pusteria
Oggi abbiamo il piacere di sentire Matthias Mantinger, attaccante del Val Pusteria. Il 30enne l’anno scorso ha disputato 60 partite coi lupi in ICEHL, firmando 8 reti e 4 assist. Ha poi giocato 20 incontri con la nazionale italiana tra mondiale ed amichevoli, realizzando un assist. Coi gialloneri si appresta a vivere la sesta stagione consecutiva.

Ciao Matthias, sesto anno a Brunico, ormai è casa tua!
Mi sento davvero a casa e sto molto bene a Brunico.
Cosa rappresenta per te questa maglia?
Questa maglia rappresenta l’orgoglio di lavorare duro, la forza dei sacrifici e la consapevolezza che ognuno ha un ruolo importante per vincere.
Dopo la stagione passata, ad un passo dal sogno, come vedi la prossima?
Eravamo vicini, ma alla fine ci è mancato ancora qualcosa per raggiungere il nostro obiettivo. Sappiamo su cosa dobbiamo migliorare. Continueremo a lavorare su questi aspetti, perché siamo convinti che, facendo le cose nel modo giusto, tutto sia possibile.
Hai già avuto modo di vedere i nuovi ragazzi? Cosa ne pensi?
Sì, sono bravi ragazzi e hanno tanta voglia di vincere. Pattinano bene e portano velocità e qualità tecniche al nostro gioco.
Pensi si sia rinforzata la squadra per la stagione 26/27?
É ancora presto per dirlo. Peró la prima impressione mi dice di sí. Abbiamo perso dei giocatori forti peró sono dell‘opinione che i nuovi giocatori possano rendere la squadra più forte.
La conferma del coach, importante per la crescita degli ultimi anni?
La constanza è una cosa che ci è mancata nei primi anni in questa lega. Abbiamo avuto continui cambi di allenatore e quindi anche nuovi sistemi di gioco e nuove idee tattiche.
Abbiamo confermato gran parte della squadra dell’anno scorso. Per questo conosciamo già bene i nostri sistemi di gioco e sappiamo su quali aspetti possiamo migliorare rispetto alla scorsa stagione.
Il coaching staff ci ha aiutato ad arrivare nel finale. Adesso tocca a noi fare il prossimo passo.
Qual è stato il momento piu’ bello in maglia giallonera?
Sicuramente i playoff dell’anno scorso. Se devo scegliere un momento in particolare, direi il gol di Raphi nel terzo overtime contro il Salisburgo, quello che ci ha permesso di vincere la serie.
Quanto è importante il sostegno dei tifosi nelle partite?
I tifosi sono il nostro settimo uomo in campo. Lo abbiamo visto soprattutto durante i playoff: nei momenti difficili ci hanno aiutato a ritrovare il momentum e a ribaltare le partite.
Qual è l’avversario piu’ difficile che hai affrontato?
Se parliamo della nostra lega, probabilmente il Graz dell’anno scorso. Se invece parliamo dell’avversario più difficile in generale, direi il Canada, che abbiamo affrontato quest’anno ai Mondiali di Friburgo.
Scegli una partita della tua carriera che ti piacerebbe rigiocare.
Gara 2 della finale, in casa contro il Graz. Abbiamo colpito quattro pali e sbagliato alcune occasioni a porta vuota. Finire 1:1 ha fatto una grande differenza rispetto all’andare a giocare in casa loro sotto 0:2.
Come sei cambiato come giocatore, dalla prima stagione Pusterese?
All’inizio c’erano alcuni dubbi sul fatto che riuscissi a giocare a questo livello. Dovevo adattare il mio modo di giocare: non potevo più concentrarmi soltanto sull’attacco, come facevo in Alps League.
Non avevo più un posto fisso nel power play né 15–20 minuti di ghiaccio a partita.
Dovevo migliorare soprattutto il mio gioco difensivo, imparare a bloccare i tiri e diventare un giocatore affidabile in zona difensiva e anche in penalty killing.
Gioco con molta più fiducia, sono diventato più forte sia fisicamente che mentalmente e non ho mai smesso di lavorare per migliorare ogni aspetto del mio gioco.
Se dovessi descrivere Il Val Pusteria in tre parole?
Determinazione, passione e spirito di squadra.
Quanto è importante la crescita del Pusteria Junior per la prima squadra?
Per far crescere l’hockey italiano e il HCP, abbiamo bisogno di un programma di sviluppo come l’Alps Academy e il Pusteria Junior. Servono allenatori di alto livello e allenamenti eccellenti, sia sul ghiaccio che fuori, per permettere ai giovani giocatori di crescere e svilupparsi in ogni aspetto del loro percorso.
C’è una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità per queste strutture di formazione. Altrimenti, i giovani giocatori saranno costretti ad andare all’estero per continuare il loro percorso di formazione e diventare giocatori migliori.
In maglia azzurra, quali gli obiettivi?
Dopo le Olimpiadi, penso che sia arrivato il momento di dare ai giovani giocatori con potenziale la possibilità di fare esperienza, crescere e mettersi alla prova. Spero che possano contribuire a riportare l’hockey italiano ai livelli che merita.
Ti ispiri a qualche giocatore o hai un punto di riferimento?
Mi piace molto MacKinnon e Celebrini.
Quanto conta la preparazione mentale oltre quella fisica?
La forza mentale oltre alla preparazione fisica è fondamentale nello sport. Quando tutto gira bene, sembra che tutto sia facile. La cosa importante è che, nei momenti in cui le cose non vanno bene, devi continuare a credere nelle tue qualità, rimanere positivo e non perdere la fiducia in te stesso.
Hai un rituale prima della partita?
Prima di ogni partita, in panchina, visualizzo le situazioni di gioco più importanti.
Che passioni hai oltre all’hockey nella vita privata?
Mi piace qualsiasi tipo di gioco o competizione, che sia un gioco di carte, un gioco da tavolo o una sfida sportiva.
Grazie Matthias, ti auguro tutto il meglio per la nuova stagione che andrà ad iniziare.



