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    Intervista al Team Constantini, squadra italiana di curling femminile

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    Intervista al Team Constantini, squadra italiana di curling femminile

    Hockey e curling, due sport che sebbene possano sembrare all’apparenza diversi presentano più punti in comune di quanto si possa immaginare. Condividono la superficie ghiacciata, lo spirito di squadra, la tenuta mentale e fisica, la precisione. Dopo aver pubblicato un articolo su quelle che possono essere le somiglianze e le differenze tra i due sport, ho deciso di approfondire la questione.

    Ho avuto il piacere di intervistare il Team Constantini, squadra italiana di curling femminile composta da Allegra e Lucrezia Grande, Angela Romei e Stefania Constantini. Mi sono fatto raccontare come hanno iniziato a giocare, l’importanza del gioco di squadra, i loro sogni e i loro ricordi più belli. Si è parlato anche di hockey: delle loro esperienze alle partite, di quanto hockey e curling possano essere simili o diversi.

    Raccontateci chi siete e come nasce la vostra passione per il curling… Quando avete iniziato e quando avete capito che questo sport poteva diventare qualcosa di importante per voi?

    Allegra Grande: Sono Allegra Grande, ho 17 anni e la mia passione per il curling è iniziata 8 anni fa grazie alla scuola che ci portava a provare diversi sport tra cui il curling. All’inizio era solo un modo diverso per divertirmi, ma piano piano ho iniziato ad allenarmi sempre di più.

    Angela Romei: Sono Angela Romei, ho 29 anni e gioco a curling dal 2010. Ho iniziato per puro caso: ho guardato una puntata del cartone animato The Simpson in cui giocavano e mi ha incuriosita; ho cercato e ho scoperto che a Pinerolo (TO) [città in cui vivevo e vivo tuttora] c’era il palazzetto che avevano costruito per i Giochi Olimpici di Torino 2006. Sono andata a provare e mi sono appassionata dopo pochissime prove. Ho sempre percepito che fosse uno spazio tutto mio, in cui poter migliorare e mettermi in gioco sotto ogni aspetto e questo l’ha reso fondamentale nella mia vita.

    Lucrezia Grande: Sono Lucrezia Grande, ho 22 anni e la mia passione per il curling è iniziata quasi per caso 8 anni fa, quando ero alle scuole medie. Durante le ore di ginnastica a scuola abbiamo avuto la possibilità di provare questo sport e da subito mi ha incuriosita. Quello che era iniziato come un semplice approccio si è trasformato pian piano in una vera passione. Con il tempo ho iniziato ad allenarmi con sempre più continuità e a capire che il curling poteva diventare qualcosa di importante per me, sia dal punto di vista sportivo che personale.

    Stefania Constantini: Ho iniziato a praticare curling a 8 anni, grazie a una vicina di casa che già giocava. Mi è piaciuto fin da subito ed è stato il primo sport di squadra che ho provato. Nel 2016 ho partecipato alle YOG ed è stata una delle prime occasioni in cui ho potuto vivere da vicino il sogno di fare sport ad alto livello. Da lì ho iniziato a capire che il curling poteva rappresentare qualcosa di più di una semplice passione e che, con impegno e costanza, avrei potuto trasformarlo in una parte importante della mia vita.

    Foto di Team Constantini

    Come ci si prepara ad una nuova stagione agonistica? Sia sul ghiaccio che fuori…

    Allegra Grande: La preparazione comprende diversi aspetti. Sul ghiaccio curiamo la tecnica, la sensibilità del rilascio e la strategia. Fuori dal ghiaccio facciamo un grande lavoro fisico su forza esplosiva, resistenza e mobilità per reggere i ritmi della stagione. Anche la parte mentale e fondamentale per gestire la pressione anche nei momenti più difficili.

    Angela Romei: La stagione sul ghiaccio è lunga e serve arrivare fisicamente pronte e anche mentalmente cariche per le nuove sfide. Oltre ad un programma solido tra allenamenti in palestra, in bici e di corsa è importante usare i mesi che abbiamo a disposizione nell’off-season per stare con le persone che non vediamo spesso, goderci momenti a casa e di recupero totale, in modo tale da ricaricarsi il più possibile e partire con le giuste energie.

    Lucrezia Grande: La preparazione è un percorso che comprende diversi aspetti. Sul ghiaccio si lavora molto sulla tecnica, sulla precisione dei tiri e sulla parte tattica, cercando di arrivare all’inizio della stagione con la massima sicurezza possibile. Fuori dal ghiaccio è altrettanto importante preparare il fisico, lavorando sulla forza, sulla resistenza e sulla mobilità. Ma c’è anche tutta la parte mentale: bisogna imparare a gestire la pressione e ad affrontare ogni partita con la giusta concentrazione.

    Stefania Constantini: Sono fondamentali sia la preparazione sul ghiaccio che quella fuori. Dopo la pausa estiva bisogna riprendere gradualmente i movimenti sul ghiaccio, lavorando soprattutto sugli aspetti tecnici, e allo stesso tempo mantenere il lavoro svolto in palestra e a secco durante l’estate. Si passa, quindi, da una o due sessioni al giorno off-ice, ad un programma che alterna gli allenamenti sul ghiaccio alle sessioni di preparazione fisica. Questa stagione rappresenta per me l’inizio di un nuovo quadriennio, ma anche di un nuovo percorso con la nuova squadra femminile. Sarà importante conoscersi, trovare i giusti equilibri e costruire passo dopo passo l’identità del team. Sono molto entusiasta di questa nuova sfida e affronto questo quadriennio con energie positive e tanta voglia di iniziare.

    Qual è la parte più difficile dell’allenamento di una giocatrice di curling che il pubblico non vede mai?

    Allegra Grande: Il lavoro sulla concentrazione e sui micro-dettagli. Da fuori il curling può sembrare uno sport lento o persino “tranquillo”, ma la realtà è che richiede uno sforzo mentale continuo.

    Angela Romei: Spesso le persone non si rendono conto della quantità di ore necessarie per arrivare a sviluppare quel gesto atletico che a guardarlo sembra semplice. Servono anni, costanza e determinazione e soprattutto la capacità di sviluppare le proprie abilità. Forse la parte più difficile da vedere è la resistenza mentale, ma questo vale per ogni tipologia di sport.

    Lucrezia Grande: Sicuramente la concentrazione. Da fuori può sembrare che il curling sia uno sport molto tranquillo, ma in realtà bisogna rimanere concentrati per tutta la partita. Ogni stone può cambiare la situazione e anche un piccolo errore può fare la differenza. Mantenere la lucidità per tutta la durata della partita richiede molto lavoro.

    Stefania Constantini: Il curling è uno sport molto tecnico, che si basa tanto sulle sensazioni e sulla percezione del proprio corpo in movimento. Bisogna riuscire a mettere insieme la precisione tecnica con quella della gestione della velocità del tiro e tutto questo richiede un lavoro di cui sarebbe bello parlare di più. La parte difficile è proprio costruire, attraverso tantissime ripetizioni in allenamento, quegli automatismi che ti permettono poi di non dover pensare troppo al gesto durante la partita. L’obiettivo è arrivare a fidarsi del proprio corpo e delle proprie sensazioni, così da potersi immergere completamente nel focus della partita, concentrandosi solo su quello che sta succedendo in quel momento e sulle decisioni da prendere. Inoltre, c’è un aspetto fondamentale che spesso passa inosservato: la gestione delle emozioni. Saper “azzerare” e gestire nel momento giusto le emozioni e i pensieri è fondamentale, perché possono facilmente alterare la percezione che abbiamo del nostro corpo e, di conseguenza, la gestione della velocità e della forza del tiro. In alcuni sport, come l’hockey, l’adrenalina può essere un elemento positivo, perché ti dà energia e ti porta, per esempio, a pattinare più velocemente. Nel curling, invece, può diventare controproducente: essere troppo carichi o farsi prendere dall’emozione può portare a spingersi con troppa forza, perdere sensibilità e compromettere la precisione del tiro. Per questo una parte importante dell’allenamento è imparare a riconoscere e gestire queste emozioni, riuscendo a ritrovare la calma e la concentrazione nel momento giusto. È un lavoro mentale tanto quanto tecnico e, ancora una volta, serve per arrivare in partita a fidarsi delle proprie sensazioni e a lasciar lavorare gli automatismi costruiti durante l’allenamento.

    Nel curling si parla molto di squadra, comunicazione e fiducia: quanto è importante il rapporto tra le compagne di squadra durante una partita?

    Allegra Grande: In campo è fondamentale. Nel curling da sola non fai niente, devi poterti fidare ad occhi chiusi delle tue compagne. Bisogna parlarsi, ascoltarsi e sapere che ognuna darà il massimo. Quando in squadra c’è un bel clima e ci si fida l’una dell’altra, diventa tutto più facile, anche nei momenti difficili.

    Angela Romei: Sì, sicuramente la comunicazione efficace e la fiducia nelle proprie compagne di squadra sono aspetti cruciali: ognuna ha il suo ruolo, è importante riconoscerlo, lavorarci per rafforzarlo e sapere che attraverso il proprio lavoro tutta la squadra ne gioverà.

    Lucrezia Grande: È fondamentale. Nel curling devi avere fiducia nelle tue compagne, perché durante una partita ti affidi continuamente a loro. Bisogna comunicare, ascoltarsi e sapere che ognuna farà il proprio compito al meglio. Quando c’è fiducia all’interno della squadra, anche nei momenti più difficili è più facile rimanere unite e trovare la soluzione giusta.

    Stefania Constantini: Il fattore “squadra” è importantissimo. Nel curling una dinamica sbagliata all’interno del team ha molto probabilmente ripercussioni anche sul risultato finale. In campo si è in quattro e bisogna essere unite, avere fiducia l’una nell’altra e riuscire a comunicare in modo efficace, anche nei momenti di maggiore pressione. Ma il rapporto tra compagne è fondamentale anche fuori dal ghiaccio. Nel nostro sport si viaggia tantissimo e si passa molto tempo insieme, soprattutto durante le trasferte all’estero: spesso si finisce per trascorrere più tempo con le proprie compagne che con le rispettive famiglie. Per questo è importante costruire un rapporto solido. Credo che una squadra forte non sia semplicemente composta da quattro giocatrici forti, ma da quattro persone che riescono a completarsi e a sostenersi a vicenda. È fondamentale avere obiettivi chiari e condivisi, perché solo con una direzione comune si può lavorare davvero come squadra e fare in modo che ogni componente dia il proprio contributo per raggiungerli.

    Quanto conta la componente mentale nel curling e quanto è difficile mantenere concentrazione e lucidità quando una partita si decide in un’unica stone?

    Allegra Grande: Conta tantissimo. Quando la partita si decide all’ultimo tiro, l’unica cosa da fare è cancellare la paura e pensare solo a quello che devi fare. Non puoi stare a pensare in staffa a cosa può succedere nel tiro, ti devi concentrare solo sulla stone, respirare e fare quello che hai fatto mille volte in allenamento

    Angela Romei: La componente mentale è fondamentale, non solo relativamente alla gestione della pressione degli ultimi tiri, ma anche relativamente alla gestione degli errori e delle emozioni. L’attenzione necessaria per svolgere al meglio il tiro richiede lucidità e presenza mentale e fisica, tutto è interconnesso.

    Lucrezia Grande: Direi che è fondamentale. In situazioni del genere devi riuscire a pensare solamente al tiro che stai per fare, senza concentrarti troppo sulla pressione del momento o sulle possibili conseguenze. Non è sempre facile, soprattutto quando sai che quella stone può decidere una partita, ma bisogna cercare di rimanere lucidi e fare semplicemente quello che ci si è allenati a fare.

    Stefania Constantini: L’aspetto mentale è decisivo, soprattutto nell’alto livello, dove il livello tecnico è molto alto per tutte le atlete e spesso è proprio la componente mentale a fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta. La chiave è riuscire a rimanere nel presente, senza pensare troppo a quello che è successo prima o a quello che potrebbe succedere dopo. Bisogna fidarsi del lavoro fatto in allenamento, delle proprie compagne e dei propri automatismi.

    Foto di Team Constantini

    Qual è stata la partita o il torneo che ricordate con più emozione nella vostra carriera e perché?

    Allegra Grande: Il mondiale junior di doppio in Canada, rappresentare l’Italia è stata un’esperienza incredibile e un’emozione grandissima.

    Angela Romei: L’argento agli europei del 2023, ad Aberdeen (SCO). Ho un bel ricordo della semifinale e anche della finale, sono state giornate in cui ho avuto ottime sensazioni di gioco.

    Lucrezia Grande: Sicuramente la semifinale e la finale del Mondiale Junior di doppio misto, che ho vinto insieme a Stefano Spiller. Sono state due partite che ricordo con un’emozione particolare, anche per tutto quello che significava arrivare fino a quel punto e riuscire poi a vincere il titolo. Sono momenti che rimangono impressi e che ti fanno capire perché ami così tanto questo sport.

    Stefania Constantini: Sicuramente le Olimpiadi di Pechino 2022. Se devo scegliere una partita, probabilmente la semifinale. Dopo la vittoria, io e il mio compagno di squadra Amos Mosaner ci siamo resi conto di aver appena conquistato la prima medaglia olimpica della storia del curling italiano. È stato un momento incredibile, difficile quasi da realizzare. E poi, il giorno dopo, quella medaglia sarebbe diventata d’oro. Credo che sia proprio questo a rendere quelle Olimpiadi così speciali: non solo il risultato, ma tutte le emozioni vissute in quei giorni, la consapevolezza di aver fatto qualcosa di storico e di averlo condiviso con il mio compagno di squadra e con tutto il team.

    In Italia il curling ha avuto una grande spinta anche grazie alle Olimpiadi: secondo voi cosa manca ancora per farlo conoscere davvero al grande pubblico?

    Allegra Grande: Le Olimpiadi in TV hanno aiutato un sacco, ma secondo me servirebbe far vedere il curling più spesso, magari spiegando la tattica in modo semplice. servirebbero anche più impianti dedicati sul territorio. Spesso chi vuole iniziare non ha piste a disposizione vicino a casa. Portare più ghiaccio nelle città farebbe scoprire a tanti ragazzi quanto sia dinamico e strategico questo sport.

    Angela Romei: Sicuramente la possibilità di vedere le gare in chiaro non solo durante i Giochi Olimpici potrebbe dare continuità a livello mediatico. E poi le persone che vogliono provare non mancano, perciò c’è la necessità di investire per avere qualche struttura dedicata in città più grandi, come ad es. Milano, affinchè il bacino di utenti possa crescere.

    Lucrezia Grande: Credo che serva ancora un po’ di tempo e soprattutto maggiore visibilità. Le Olimpiadi hanno sicuramente aiutato tantissimo a far conoscere il curling, ma bisognerebbe riuscire a portarlo più spesso nelle case delle persone, raccontandone non solo le regole ma anche la parte più spettacolare e strategica. Quando una persona capisce davvero come funziona, secondo me si appassiona molto più facilmente.

    Stefania Constantini: Sicuramente uno degli aspetti su cui si può lavorare di più è la copertura mediatica. Le Olimpiadi sono l’unica competizione in cui tutte le partite vengono trasmesse e i numeri degli ascolti sono davvero importanti. Questo dimostra che, quando il curling viene portato nelle case delle persone, riesce a coinvolgere e a creare interesse. Credo infatti che sia uno sport molto televisivo: gli atleti indossano i microfoni, si possono ascoltare le comunicazioni tra i giocatori e le riprese molto ravvicinate permettono agli spettatori di seguire da vicino quello che succede sul ghiaccio, quasi come se fossero parte della squadra. È un aspetto che rende il curling particolarmente coinvolgente, perché permette di capire non solo cosa succede, ma anche come i giocatori prendono le decisioni. Nei prossimi anni credo che il passo da fare sia proprio continuare a dare visibilità a questo sport, raccontandolo anche al di fuori delle Olimpiadi, e allo stesso tempo aumentare il numero di infrastrutture in Italia dove poter praticare il curling, soprattutto nelle grandi città. Più possibilità di giocare significa più persone che possono avvicinarsi a questo sport e, di conseguenza, più possibilità di farlo crescere.

    Se doveste convincere una ragazza che non ha mai provato il curling a entrare per la prima volta sul ghiaccio, cosa le direste?

    Allegra Grande: Le direi semplicemente di provarlo. Spesso la gente pensa che sia uno sport noioso solo perché non ne conosce le dinamiche, ma la verità è che quando sei lì sul ghiaccio il tempo vola. È uno sport diverso da tutti gli altri, che ti mette alla prova sia fisicamente che con la testa.

    Angela Romei: Le direi che è molto bella la sensazione che proverà sul ghiaccio, destabilizzante ma anche totalizzante perchè è uno sport che ti mette in ascolto di te stessa, su una superficie a cui non siamo abituati. E poi è molto divertente da provare, soprattutto in compagnia di amici!

    Lucrezia Grande: Le direi semplicemente di provarlo senza pregiudizi. Da fuori può sembrare uno sport particolare e difficile da capire, ma una volta che lo provi ti accorgi di quante cose ci sono da imparare e di quanto possa essere divertente. Inoltre è uno sport in cui la squadra è fondamentale e si crea un bel rapporto con le compagne. Quindi direi: prova, perché potresti scoprire una passione che non ti aspettavi.

    Stefania Constantini: Le direi che il curling è uno sport completo, in cui si incontrano la componente tecnica, tattica, fisica e mentale. Ma, oltre a questo, c’è un aspetto che secondo me vale assolutamente la pena provare: la scivolata. Quando impari a farla e inizi a sentirti a tuo agio sul ghiaccio, questo movimento ti porta a metterti davvero in ascolto di te stessa e del tuo corpo. Con il tempo sviluppi una sensibilità sempre maggiore, fino ad arrivare a percepire anche minimi cambiamenti nella velocità della spinta e nella traiettoria del tiro. La scivolata richiede una concentrazione molto alta e può portarti a entrare completamente nel gesto, come se per qualche secondo fossi in una dimensione tutta tua. Ed è proprio questa sensazione, oltre alla parte di squadra e di gioco, che secondo me rende il curling uno sport così speciale.

    Qual è il vostro sogno nel curling? C’è un traguardo che ancora oggi, quando ci pensate, vi fa dire “voglio arrivare fin lì”?

    Allegra Grande: Partecipare alle olimpiadi e riuscire a conquistare delle medaglie sia con la squadra senior ma anche quella junior.

    Angela Romei: Sì, e non solo uno. Nel 2024 abbiamo sfiorato una medaglia al mondiale femminile e sicuramente la voglia di arrivare su quel podio c’è, così come la voglia di conquistare un titolo del Grand Slam. Sono i tornei più competitivi ed è necessario costruire step by step per poter arrivare a questi obiettivi, ma questo mi carica. E poi il sogno olimpico c’è sempre.

    Lucrezia Grande: Sicuramente partecipare alle Olimpiadi e riuscire, un giorno, a conquistare una medaglia al Mondiale senior. Sono obiettivi molto ambiziosi, ma proprio per questo sono anche quelli che mi motivano di più ad allenarmi e a migliorare ogni giorno.

    Stefania Constantini: Ho obiettivi con entrambe le discipline che pratico, quindi sia nel doppio misto che nella squadra femminile. Sono due percorsi differenti, ma in cui credo molto e che mi motivano in modo diverso. Nel doppio misto ambisco a continuare a mantenere un livello alto e a portare a casa risultati importanti insieme al mio compagno di squadra, continuando a competere ai vertici della disciplina. Con la squadra femminile a riuscire a ottenere risultati che ancora non sono stati raggiunti, costruendo un percorso di crescita solido e con obiettivi soprattutto a lungo termine. L’idea è creare una formazione sempre più competitiva, capace di crescere insieme e di arrivare, passo dopo passo, a giocarsi le proprie possibilità nei grandi appuntamenti, fino alle Olimpiadi. Penso a tutto quello che possiamo costruire, come squadra e come singole atlete. Creando le giuste basi, penso che potremo toglierci delle soddisfazioni importanti.

    Foto di Team Constantini

    Avete mai visto una partita di hockey o avete qualche legame con questo sport? Se si quale? Avete mai provato a giocarci? Vi piacerebbe farlo?

    Allegra Grande: Ho visto qualche partita di hockey durante le Universiadi, ma non ho mai provato. Provare a fare due tiri sul ghiaccio mi piacerebbe molto.

    Angela Romei: Sì, ho avuto la possibilità di vedere qualche partita di NHL in Canada, qualche partita in Italia e anche la semifinale Slovacchia-USA ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Inoltre il mio amico Domenico è portiere ed è grazie a lui che mi sono avvicinata al mondo dell’hockey. Non ho mai provato perchè le mie doti da pattinatrice non mi consentirebbero di stare al passo con il puck.

    Lucrezia Grande: Ho visto qualche partita di hockey durante le Universiadi, ma non ho mai avuto occasione di provarlo. Mi piacerebbe sicuramente farlo, anche solo per capire cosa si prova a giocare sul ghiaccio in uno sport così diverso dal curling.

    Stefania Constantini: Certo, seguo l’hockey anche perché il mio ragazzo è portiere e ha una grande passione per questo sport fin da quando era bambino. Ho avuto modo di vedere sia partite dei campionati nazionali sia partite di NHL e devo dire che sono davvero spettacolo puro: è uno sport molto adrenalinico, veloce e coinvolgente, ed è davvero bello da seguire. Non ho ancora provato a giocarci, anche se in realtà ho già fatto un primo passo: mi sono vestita da portiere perché il mio ragazzo ha voluto farmi provare tutta l’attrezzatura! Adesso vorrebbe portarmi anche sul ghiaccio e prima o poi dovrò accettare la sfida. Magari questo inverno ci sarà l’occasione: sarà molto divertente!

    Il curling e l’hockey sembrano due mondi molto diversi, ma condividono il ghiaccio e una forte componente di squadra: secondo voi qual è la caratteristica che più li avvicina? e in cosa sono così diversi?

    Allegra Grande: Secondo me sono simili sia per la componente del ghiaccio e per il fattore della squadra, in entrambi serve la comunicazione e avere gli stessi obiettivi. La differenza principale è sicuramente la velocità del gioco, l’hockey è velocissimo e con molto contatto fisico nel curling serve tanta precisone.

    Angela Romei: Oltre agli aspetti già citati credo che in ogni caso gli sport sul ghiaccio abbiano in comune il fatto di dare la possibilità di percepirsi diversamente su una superficie a cui non siamo abituati, è fondamentale essere in ascolto di se stessi e comunque mantenere sempre la comunicazione e l’ascolto attivo verso gli altri membri della squadra. L’hockey ha una velocità di gioco e di azione che non è paragonabile rispetto al curling, in questo vedo tanta differenza. L’adrenalina non manca in entrambe le discipline, viene solo espressa a velocità ed intensità diverse.

    Lucrezia Grande: Secondo me la cosa che li avvicina maggiormente è proprio l’importanza della squadra. In entrambi gli sport bisogna comunicare, fidarsi dei compagni e lavorare tutti verso lo stesso obiettivo. Anche la componente strategica è importante in entrambi, perché bisogna prendere decisioni e leggere quello che sta succedendo durante la partita.
    La differenza principale è sicuramente il modo in cui si vive il gioco: l’hockey è molto più dinamico e fisico, mentre nel curling tutto è basato maggiormente sulla precisione, sulla strategia e sulla capacità di controllare ogni singola giocata. Sono due sport molto diversi, ma entrambi richiedono grande intesa e spirito di squadra.

    Stefania Constantini: Credo che il modo in cui la squadra è composta e “divisa” sia un aspetto che li avvicina molto. Nell’hockey ci sono i giocatori di movimento e, dall’altra parte, il portiere, che ha un ruolo molto specifico e passa gran parte della partita da solo. Nel curling c’è una dinamica simile: da una parte ci sono i giocatori e dall’altra lo skip, che ha una posizione e una responsabilità diversa rispetto agli altri. In questo senso, il ruolo dello skip e quello del portiere hanno alcune caratteristiche in comune, così come il lavoro dei giocatori di movimento. E in entrambi gli sport la comunicazione è fondamentale: bisogna capirsi velocemente, fidarsi delle indicazioni dei compagni e riuscire a lavorare come un’unica squadra. Di diverso c’è sicuramente l’aspetto della fisicità e dell’arbitraggio. Nell’hockey ci sono contatti, cariche e situazioni di gioco in cui l’intervento fisico fa parte della dinamica dello sport e ci sono gli arbitri che controllano l’andamento della partita e intervengono per sanzionare eventuali falli o infrazioni. Nel curling, invece, non c’è alcun contatto fisico e non esiste la possibilità di impedire direttamente all’avversario di effettuare il proprio tiro: ogni squadra ha tutto nelle proprie mani. Anche l’arbitraggio è molto diverso: non ci sono arbitri che intervengono continuamente nel gioco, ma giudici che rimangono in disparte e intervengono quando necessario. Molte situazioni vengono infatti gestite direttamente dalle squadre.

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