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    Gabriele Lanza, il toro PR di Ovada

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    Gabriele Lanza, nel segno del toro

    Gabriele Lanza ha trent’anni, gioca per i Tori Seduti di Torino, nel ruolo di ala o centro, a seconda della linea in cui viene schierato, e per la Nazionale. Coi Dahu scende sul ghiaccio con il numero 34, mentre nei Tori Seduti usa il 32 che ha scelto per Bobo Vieri, visto che tifa Inter. È disabile dall’età di 11 anni, ha avuto un incidente sugli sci che gli ha provocato dei danni ingenti alla gamba sinistra. Gabriele cammina male, zoppica, ed ha difficoltà a muoversi. Per le lunghe distanze si aiuta con le stampelle o con la carrozzina, per quelle più brevi si muove senza.

    Quando andava all’università amava frequentare le discoteche e faceva il PR: aveva anche una sua lista d’ingresso, ribattezzata da lui come “Lista Zoppo”, che otteneva un discreto successo. Ama stare in compagni degli altri, andare a pesca subacquea, e lo sport in generale, specialmente il calcio, anche se ora si è appassionato ancor di più all’hockey. È un grande nuotatore: ha fatto nuoto fin da bambino, iniziandolo come riabilitazione. In estate va molto spesso al fiume vicino a casa, dove fa grigliate con gli amici. E poi lo sci: dopo l’incidente non c’era più andato, per paura, ma grazie ad alcuni suoi compagni di squadra dei Tori Seduti è tornato a sciare.

    Gabriele Lanza
    Gabriele Lanza. Foto di Cr2 produzioni

    Quando hai iniziato?

    Ho iniziato a maggio del 2015 quando gli altri stavano per partire per i Mondiali di Buffalo: ho visto questo sport su Facebook. Avevo voglia di trovarmi uno sport di squadra. Da quando ho avuto l’incidente nel 2003 ho iniziato subito a nuotare. I miei mi ci hanno portato per fare riabilitazione. Prima giocavo a calcio, anche se non ero bravissimo, ma mi piaceva molto.

    Quando ho scoperto questo sport ho detto: allora posso anch’io avere la mia squadra, è il mio sport. Posso anch’io fare le mie partite. Dopo che mi sono seduto per la prima volta sullo slittino ho capito che era lo sport adatto a me. Mi piaceva tantissimo, anche prima di sedermici, già solo vedendo le azioni. Poi una volta provato non ho più smesso.

    Cosa ti ha dato lo sledge?

    Mi ha dato tanta sicurezza in me stesso, perché non ero così tanto sicuro di me. Mi ha aiutato a trovare una forma fisica migliore: perché quando ho iniziato a giocare pesavo di più, mentre ora sono dimagrito. Grazie soprattutto ai miei compagni di squadra e a Ciaz. Mi hanno subito spronato a dare di più, a fare qualcosa di più tutte le volte.

    Ancora adesso in allenamento i miei compagni dei Tori Seduti mi spronano sempre a cercare di dare di più: perché è vero che sono in nazionale ma devo, e posso, ancora migliorare tantissimo, visto che sono l’ultimo arrivato.

    È la tua prima paralimpiade? Che cosa ti aspetti?

    Per me è la prima paralimpiade, mentre la mia prima convocazione è stata ai mondiali di Ostrava nel 2019. Mi aspetto una grande esperienza: alla fine non ho neanche avuto il tempo di pensarci bene, perché fino all’ultimo non sapevo se fossi stato convocato o no. Ufficialmente la convocazione è arrivata due settimane fa. Ci ho messo un po’ a realizzarla, lo sto facendo solo ora.

    Sarà una grande esperienza ed io darò il massimo per la squadra. Le prospettive di giocare, arrivando come ultimo, sono poche, ma il torneo è lungo e io mi farò trovare pronto per aiutare i miei compagni.

    Gabriele Lanza
    Gabriele Lanza. Foto di Mauro Ujetto

    Che paralimpiade sarà?

    Sarà difficile. Canada, USA e Russia sono le più forti. Gli slovacchi, nonostante il numero, sono forti. I cechi sono un’ottima squadra. I cinesi non li conosciamo, ma sappiamo che si allenano molto e quindi fisicamente saranno superiori a noi. I koreani sono forti e li conosciamo. Dipende tutto da noi, la prima partita sarà quella fondamentale. Nel nostro girone devi passare per primo, visto il format del torneo. Non abbiamo possibilità di sbagliare nelle tre partite. Vincendo la prima poi sei sulle ali dell’entusiasmo e puoi migliorare, se la perdi ti lasci abbattere.

    A Berlino? Hai un ricordo particolare?

    A Berlino è stato bellissimo! Sono state tutte partite tese. Io le ho viste tutte, tranne contro la Norvegia in cui ho giocato, dalla tribuna. Nessuna partita è stata facile e anche nelle difficoltà sì è vista la forza del gruppo. Volevamo questa paralimpiade per chiudere il ciclo e partecipare a tutte le paralimpiadi. Da Torino a Milano Cortina, e ce l’abbiamo fatta!

    Il ricordo è: quando eravamo nella bolla, non potevamo mai uscire, abbiamo chiesto di poter andare a fare la foto con la medaglia d’oro, dopo che avevamo vinto il torneo, davanti allo stadio olimpico di Berlino. Ci avevano dato l’okay per la foto davanti allo stadio, ma l’autista del pullman ci ha portato lì davanti, ci ha fatto fare il giro intorno allo stadio col pullman, e poi ci ha riportato in hotel. Noi siamo rimasti tutti sbigottiti, perché ci avevano dato il permesso per farla.

    A Berlino poi, per me e altri miei compagni, è stato il primo successo. Per la prima volta siamo arrivati primi, ed è stato bellissimo.

    Secondo te cosa si dovrebbe fare in vista di Milano Cortina?

    Tutto quello che che può venire è utile, perché siamo veramente un movimento piccolissimo, contiamo 30 o 40 tesserati distribuiti in tre società. Le possibilità di crescita sono veramente enormi, se con un movimento così ridotto, riusciamo ad essere nelle 8 migliori nazionali al mondo. Bisogna convincere e cercare ragazzi che si appassionino a questo sport. Avere anche le possibilità di allenarsi e di allenarsi sia bene che tanto, perché allenarsi solo tanto non serve a nulla, allenarsi solo bene ma poche volte serve a poco. Bisognerebbe riuscire ad avere tutte queste cose insieme. Per aumentare il numero di iscritti bisogna aumentare la visibilità.

    La cosa bella è che siamo un gruppo abbastanza giovane e tanti di noi avrebbero piacere di potersi dedicare a questo sport in vista soprattutto di Milano Cortina. Una paralimpiade in casa, come Milano Cortina, penso faccia gola a tanti quindi mi aspetto che tanti atleti possano decidere di provare qualche disciplina invernale.

    Gabriele Lanza
    Gabriele Lanza. Foto di Mauro Ujetto

    Chi è stato Ciaz per te?

    Io l’ho conosciuto a Torino. È stato uno dei primi a trasmettermi l’amore per questo sport. È stato lui a telefonarmi per primo nel 2016: aveva chiesto a Da Rin di farmi partecipare al raduno della nazionale. Era il primo raduno dell’anno a settembre. Mi aveva chiamato lui per darmi la convocazione. Era mio compagno dei Tori Seduti, abbiamo fatto molte trasferte insieme. Era una persona fantastica.

    Hai qualche ricordo particolare?

    La telefonata è uno dei ricordi più belli che ho con lui. Un altro invece è quando siamo andati in Francia, io lui e Gregory Leperdi. La Francia stava iniziando a creare il movimento di hockey paralimpico. I ragazzi dell’Armata andavano lì per un camp, dove c’erano anche una decina di ragazzi francesi. Visto che io avevo iniziato da poco, e avevo bisogno di fare tante ore ghiaccio, mi avevano proposti di andare con loro. Fu molto divertente.

    Qual è la tua caratteristica su ghiaccio?

    Penso che sia quella di provarci sempre, non mollo mai.

    Quindi rispecchia un po’ il Toro che sei…

    Un pochino sì, alla fine gioco nei Tori Seduti, di segno zodiacale sono Toro. Purtroppo sono lento sul ghiaccio e su questo devo migliorarmi. Però la determinazione mi contraddistingue: alla fine non ho mai mollato, ho sempre continuato ad andare agli allenamenti, nonostante la distanza tra Ovada e Torino. Sono determinato a voler far parte di questo gruppo. Voglio riuscire a togliermi delle soddisfazioni con questo sport.

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