Christoph Depaoli, giovane assistente capitano
Christoph Depaoli, ha 24 anni, gioca come ala per la nazionale, di cui è anche Assistente Capitano, e per i South Tyrol Eagels. Il suo numero è il 62, che si è tatuato anche addosso: all’inizio l’aveva scelto perché quando era entrato in nazionale era uno dei numeri liberi, ora guai a chi glielo tocca. Come dice lui: “non ho scelto io il numero, è lui che ha scelto me”. Studia Management del Turismo, dello Sport e degli Eventi a Brunico, dove vive.
È disabile fin dalla nascita, in quanto è nato spina bifida, e si muove su una carrozzina. Potrebbe anche camminare con lo stampelle ed un tutore, ma ormai usa solo quella. Ama lo sport: quando era piccolo faceva nuoto, ora va in palestra e in handbike d’estate, il tutto per tenersi sempre pronto per lo sledge hockey, la sua passione. Andrebbe anche sugli sci, ma causa mancanza di tempo per gli allenamenti, ed un po’ di paura per gli infortuni, è da qualche anno che non scia.

Che atmosfera si respira a Pechino?
L’atmosfera è bella, ovviamente è tutto diverso dalle scorse paralimpiadi a causa del Covid 19, ma si vive bene. Il villaggio è bellissimo, tutto è organizzato molto bene. Ci sono tante cose da fare nel villaggio: negozi, attrazioni varie, ad es. la sala giochi. Ci si diverte. Ogni giorno dobbiamo fare un test PCR, ma nel villaggio possiamo muoverci liberamente, sempre con la mascherina ovviamente.
In camera sei da solo?
No, abbiamo dei mini appartamenti. In ogni appartamento ci sono 4 persone, ognuno con la sua stanza. Io sono con i miei compagni dei South Tyrol Eagles.
Nel tempo libero?
Sto un po’ in camera a riposarmi visto che ho avuto problemi con il jetlag nei primi giorni. Poi esco, ogni tanto vado in sala giochi a giocare a biliardo. C’è sempre qualcosa da fare. Veramente bello!
Quando hai iniziato a giocare?
Ho iniziato quando avevo 10/11 anni a Caldaro. Alcuni ex giocatori di hockey avevano messo su questa squadra di sledge ed ho iniziato così. Hanno contattato mia mamma, sono andato agli allenamenti e da allora non ho più smesso. Poi sono andato nei South Tyrol Eagles. Sono in nazionale dal 2014.

Cosa ti ha dato lo sledge?
Mi ha dato una sensazione che prima non avevo. Sono sempre stato uno sportivo. Da piccolo facevo nuoto, però quello era tutta un’altra cosa perché è uno sport individuale. Giocando, ho scoperto che sono più tipo da squadra e che mi piace stare in compagnia, con i miei compagni di squadra che ormai sono i miei amici.
A Pechino sarà la tua terza paralimpiade? Che ricordi hai delle altre?
Sì! La prima è stata a Sochi 2014, e poi sono stato a Pyoungchang nel 2018. Il ricordo sicuramente più bello, ed anche il più brutto, nello stesso momento, è quello della finale per il terzo e quarto posto. Ci siamo giocati la medaglia di bronzo contro la Corea e sono orgoglioso di esserci arrrivato. Abbiamo fatto veramente un bel torneo e abbiamo giocato bene, eravamo una bella squadra. Purtroppo abbiamo perso uno a zero. Però è stato veramente bello giocare una finale per il terzo e quarto posto contro la Corea in Corea.
A Sochi, la mia prima paralimpiade, è stata una bellissima esperienza, avevo 16 anni ed ero il “bocia”, il più giovane della squadra. Mi ricordo soprattutto la cerimonia d’apertura davanti a 40000 persone. Bellissimo anche giocare contro la Russia lì, visto che è una delle patrie dell’hockey.
A Berlino, hai un ricordo particolare?
A Berlino è andata molto bene, abbiamo vinto tutte le partite. Volevamo arrivare tra le due prime per qualificarci per Pechino e ci siamo riusciti. Vincerle tutte è stato il massimo.
Mi ricordo la prima partita contro la Germania: ho preso la mia prima penalità partita. Ho dovuto seguire metà partita da fuori, come spettatore, che per me era strano. Vivere la partita da spettatore è una cosa diversa, però è stata una bellissima esperienza. Ho fatto subito la doccia e poi di corsa in tribuna per vedere cosa stessero combinando i miei ragazzi. Sono stato orgoglioso e contento per come hanno giocato contro i tedeschi.

Da Pechino cosa possiamo aspettarci?
Mi piacerebbe rigiocare la finale per il terzo e quarto posto, come quattro anni fa, ma sarà difficile. Abbiamo una squadra completamente diversa rispetto alle ultime paralimpiadi. Sono arrivati tanti giovani, alla loro prima paralimpiade, che hanno tanta voglia di giocare. Sarà difficile: giochiamo contro squadre che sono professioniste o semi professioniste e che si allenano di più rispetto a noi. Ma noi daremo il massimo.
A livello personale spero di giocar bene: mi sento in forma e mi sono allenato veramente tanto per arrivare preparato a queste paralimpiadi. Non solo sul ghiaccio, anche fuori andando in palestra. Mi sento bene e cercherò di andare a tutto gas.
Il professionismo secondo te è una chiave per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026?
Per la crescita del nostro movimento è fondamentale: secondo me abbiamo una grande possibilità di giocarci fra quattro anni le paralimpiadi in casa. Possiamo far conoscere il nostro sport (lo sledge hockey) o in generale dare più attenzione allo sport paralimpico. Perciò una cosa fondamentale, se vogliamo competere in questo mondo di professionisti, è di diventare anche noi professionisti. Sennò avremo sempre più difficoltà a giocare contro nazioni come Usa, Russia, Canada, ed ora anche Repubblica Ceca e Corea, composte da professionisti. Noi non lo siamo ancora. Spero che qualcosa cambi, nei prossimi anni, proprio in vista di Milano Cortina.
Mi piacerebbe, ed è il mio sogno, che nuovi giocatori si avvicinassero a questo bellissimo sport. Il nostro problema è che siamo solo una trentina di giocatori. Troppo pochi.

Chi è stato Ciaz per te?
L’ho conosciuto giocandoci, prima contro in campionato, e poi insieme in nazionale. È stato fondamentale per il nostro movimento, uno dei primi fondatori. Se non fosse per lui il nostro movimento non ci sarebbe stato.
Era molto divertente e spesso prima delle partite ci raccontava delle barzellette, era una bella tradizione. Nessuno sa raccontarle come lo faceva Ciaz.
Hai una caratteristica particolare che ti differenzia sul ghiaccio?
Il mio punto di forza è la velocità, ma anche la residenza perché faccio tanta palestra. Diciamo che ho una buona condizione atletica. Come un leopardo…



