Le nazionali di hockey possono giocare con lo Stemma Svizzero sulle maglie
Un’importante svolta per le squadre sportive nazionali elvetiche arriva dal Consiglio Nazionale, che ieri ha approvato a larga maggioranza, con 137 voti favorevoli, 24 contrari e 18 astensioni, la mozione presentata dal “senatore” Damian Müller (PLR/LU). La proposta chiedeva al Consiglio federale di consentire alle squadre sportive nazionali della Svizzera, incluse quelle di hockey su ghiaccio, di indossare legalmente le maglie con lo stemma della Confederazione Svizzera, senza incorrere in infrazioni.
Questa mozione nasce a seguito di una polemica che aveva coinvolto la squadra nazionale di hockey, che, durante i mondiali di hockey su ghiaccio a Praga in primavera, si era presentata con divise recanti lo scudo rossocrociato, il quale, secondo la legge sulla protezione degli stemmi (LPSt), può essere utilizzato solamente dalla Confederazione e dall’Amministrazione federale, nonché da pochissime aziende (ad esempio Victorinox oppure il TCS).
Con l’approvazione della mozione, il Parlamento ha espresso la volontà di modificare la legge per consentire alle compagini sportive nazionali, come appunto la squadra di hockey su ghiaccio, di indossare lo stemma sulle maglie ufficiali senza violare la normativa vigente. La commissione competente, quella della scienza, dell’educazione e della cultura, aveva già dato il suo parere favorevole, con 19 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astensioni.

Accordo per i prossimi due anni
Nella sua sentenza dello scorso ottobre il Tribunale amministrativo federale (TAF) aveva ricordato come in linea di principio, solo la Confederazione sia autorizzata a utilizzare lo scudo da quando, nel 2017, è entrata in vigore la revisione della LPSt. Le aziende e i club che lo utilizzavano da almeno 30 anni avevano la possibilità di richiedere l’autorizzazione per continuare ad usarlo entro fine 2018. La Federazione di hockey (la Swiss Ice Hockey Federation, SIHF) aveva lasciato passare questa scadenza. Tuttavia, a novembre è riuscita a raggiungere un accordo con l’Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI) per i prossimi due anni e, più precisamente, fino alla fine del 2026.
Per il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Beat Jans, a questo proposito, non ci sarebbe alcun bisogno di dover apportare dei cambiamenti a livello giuridico. Visto che però la mozione è stata approvata da entrambe le camere, il Consiglio federale dovrà ora presentare al Parlamento una modifica di legge.



