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    Quando una maglia non smette mai di appartenerti

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    Quando una maglia non smette mai di appartenerti

    Ci sono squadre che giocano ogni settimana, riempiono i palazzetti e alimentano i sogni dei propri tifosi. E poi ci sono squadre che non esistono più, almeno sul ghiaccio, ma continuano a vivere nel cuore di chi le ha amate. A Milano questo lo sappiamo bene. Se da un lato i tifosi della Saima sono rimasti orfani della propria squadra per oltre quattro anni, quelli dei Devils non hanno più la loro da ormai trent’anni.

    A distanza di una settimana Milano ha visto organizzate due feste dei tifosi. Settimana scorsa si sono riuniti quelli della Saima, ieri è toccato a quelli dei Devils. Le due reunion sono state la dimostrazione che una squadra può scomparire dai campionati, ma non dalla memoria. A distanza di anni dall’ultima partita, il rossoblù ed il rossonero continuano a essere un simbolo di appartenenza, di amicizie nate sugli spalti, di trasferte, di emozioni condivise. Perché il tifo non si cancella con il tempo.

    Osservando quei volti, ascoltando i racconti e respirando quell’atmosfera, mi sono ritrovato a pensare alla mia storia. Per oltre quattro anni sono rimasto senza la mia squadra, la Saima. Quattro anni in cui non c’era una partita da aspettare, una classifica da guardare o una maglia da sostenere. Eppure, l’amore per quei colori non è mai cambiato. Era lì, immutato, pronto a riaccendersi come se il tempo non fosse mai passato. È così poi è stato.

    È proprio questo che rende speciale l’hockey. Non sono soltanto sessanta minuti di gioco, non sono i risultati ottenuti sul ghiaccio, o i trofei vinti. È il senso di appartenenza che si crea tra una squadra e la sua gente. Un legame che resiste alle sconfitte, ai fallimenti, alle chiusure delle società e persino agli anni.

    In questo lasso di tempo ho capito che, in fondo, la passione parla una lingua universale. Cambiano le città, cambiano le maglie, cambiano i colori, ma il sentimento resta identico. Chi ama davvero una squadra continua a portarla dentro di sé, anche quando non può più vederla scendere sul ghiaccio.

    Per questo, tra le due feste a cui ho partecipato, non ho visto soltanto dei tifosi riunirsi dopo tanti anni. Ho visto persone che hanno continuato ad amare la propria squadra senza chiedere nulla in cambio. Me compreso. Perché la passione per l’hockey non si misura dal numero delle partite viste o delle vittorie festeggiate. Si misura dalla capacità di continuare a sentirsi parte di qualcosa anche quando quel qualcosa sembra non esserci più.

    Colori diversi. Storie diverse. Ma lo stesso, identico amore.

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