Di Leonardo Gobbi
Sarcasmo e Sartana: Due cazzari sul divano a parlare del Milano. Capitolo 6
Una delle prime puntate della stagione numero 23 (siamo a 38, il primo episodio è del 1997 e il tassametro corre ancora) di South Park, inizia all’Autumn Fest, la manifestazione bucolica tipica di una comunità rurale di montagna qual è la cittadina del Colorado. L’ambiente è molto rilassato: ci sono gli stand con il cibo, bancarelle di prodotti locali, giochi come l’horseshoes o il bean bag toss, e cose per i più piccini come lo zucchero filato, i palloncini e un gazebo per dipingere la faccia. Ovunque plaid e tovaglie, è un picnic collettivo per famiglie felici che si godono l’aria pura. C’è anche un palchetto sul quale stanno finendo la loro esibizione i South Park Sounderoos, il più che prevedibile duetto country composto da Earl al violino e Kate al banjo. Dopo di loro la sindaca McDaniels introduce i Crimson Dawn, band di allievi della locale scuola elementare: il vocalist Stan Marsh (che indossa una t-shirt che pubblicizza la fattoria di marijuana del padre), (Oh my God, they kill) Kenny McKormick al basso, Leopold Butters Stotch alla chitarra, Jimmy Valmer alla batteria. Sono bambini, il cantante quando parla ha una vocetta da papero, il bassista per timidezza tiene il cappuccio allacciato, il chitarrista è il più gentile alunno di quarta della cittadina, il batterista è disabile. Quando il piccolo frontman dice che la canzone che stanno per suonare riguarda l’esperienza di vivere in campagna, in un fienile, tutti attendono serenamente un’innocua, ingenua, noiosetta canzoncina.
A South Park, come no…
Il quartetto attacca a suonare e parte Useless sacrifice, non una cover, proprio l’angosciante pezzo death metal dei francesi Death Decline. La ritmica è asfissiante, la chitarra lancinante e il rantolo cavernoso di Alexis Fluery che esce dall’ugola di Stan sbraita: “Fate is over, open your eyes. There is no hope, no second chance” mentre Butters fa il controcanto con la vocetta da bimbo: “I hate this farm”.
È il genere di umorismo che adoro. Quello che non si sa dove andrà a parare.
Così i due cazzari sul divano, che ci si aspetta parlino sempre e solo del Milano, hanno cominciato a ciarlare anche d’altro. A caso, dipende da cosa attira la mia attenzione, da come mi sveglio, cosa ho mangiato. Magari si muoveranno anche, dal divano, chissà… Una sola cosa è sicura: nati cazzari, cazzari resteranno. Come il loro creatore.
Buona lettura.
Qui il capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3, capitolo 4 e capitolo 5.







Leonardo Gobbi è autore di due libri sull’hockey. Il primo, uscito nel 2024 per Interno4 Edizioni si intitola Imprese. Storie di Hockey e di amicizia. Il secondo, pubblicato nel 2026 sempre per Interno4 Edizioni, si intitola Hockey Trip. Il giro del mondo inseguendo un disco.



