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    Intervista a Marta Lo Deserto, giocatrice di curling

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    Di Mirko Todesco

    Intervista a Marta Lo Deserto, giocatrice di curling

    Oggi, ho il grandissimo piacere di chiacchierare un po’ con Marta Lo Deserto, atleta di assoluto spessore nel Curling Italiano e non solo. Già nazionale Azzurra, Olimpionica e medaglia d’argento agli Europei 2023 di Aberdeen. Componente del Team Zardini Lacedelli, assime appunto a Giulia Zardini Lacedelli, Elena Mathis e Rachele Scalesse, squadra tutta nuova e pronta ad imporsi nel panorama internazionale.

    Dunque usciamo per un attimo dal mondo Hockeystico ma neanche troppo…

    Ciao Marta, il tuo mondo ‘sportivo’ è per lo piu’ invernale, non solo per la disciplina che pratichi ma anche perchè un po’ segui l’hochey, non è cosi?

    Si esatto, per lo sport che pratico tutto si concentra di più in inverno, anche se in realtà la stagione inizia già ad agosto. L’hockey mi appassiona e quando sono a casa cerco di andare allo stadio per vedere le partite, anche in Canada ne ho viste 2 di NHL.

    Ti capita di seguire partite di hochey quando giochi lontana dall’Italia?

    Si sono andata a vedere gli Oilers in casa e gli Ottawa Senators, un’emozione incredibile, soprattutto per il livello che si riesce a vedere.

    L’hockey è uno sport di contatto, velocità e impatto; il curling richiede precisione millimetrica, strategia e controllo emotivo. C’è qualche aspetto del carattere o della preparazione mentale del tuo ragazzo (Giovanni Toffoli SG Cortina) che ti piacerebbe rubare e portare sul sheet da curling?

    Dell’hockey mi piace molto che sia anche uno sport istintivo, cosa che purtroppo nel curling non ci può essere, in quanto noi pensiamo molto sulla prossima mossa da svolgere. 

    Foto di Marta Lo Deserto

    Se dovessi organizzare una sfida a ruoli invertiti: tu su una pista da hockey e Giovanni con la stone e la scopa in mano, chi se la caverebbe meglio?

    Devo dire che Giovanni è molto bravo a giocare a curling nonostante abbia provato 3 volte, ma non posso che vincere io la sfida, pattinare è bellissimo, me la cavo con la stecca e adoro fare le cariche.

    -Come hai iniziato a giocare a curling?

    Una mia compagna di classe praticava questo sport, e suo papà ha chiesto alla scuola di farci provare tutti. Dopo la prova Marco Mariani mi ha detto che me la cavavo e di tornare. Da li non ho più smesso.

    Qual è stata l’esperienza che non dimenticherai mai, oltre all’Olimpiade giocata a ‘casa’?

    A novembre 2022 ci sono stati gli europei e appena abbiamo vinto l’ultima partita di round robin, abbiamo capito di esserci qualificate al primo grand slam della nostra vita e dell’Italia femminile in generale. Quel momento non lo scorderò mai. Ma ovviamente l’Olimpiade in casa davanti alla mia famiglia e amici è imbattibile.

    Intervista a Marta Lo Deserto, giocatrice di curling
    Foto di Marta Lo Deserto

    Quale la partita piu’ importante?

    Credo che per quello che ho provato, la più importante sia stata la prima delle Olimpiadi contro la Svizzera, perché li ho davvero realizzato di avercela fatta a raggiungere il mio sogno.

    Il curling viene spesso definito ‘scacchi sul ghiaccio’. Qual è la decisione tattica o la chiamata più difficile che ti è capitata di dover prendere in un momento decisivo? 

    Io negli ultimi anni ho fatto da spazzatrice degli ultimi tiri, ogni tiro decisivo mette una pressione addosso che non si può descrivere, ma non saprei scegliere un tiro esatto.

    Per chi guarda il curling da fuori, sembra uno sport rilassato, ma fisicamente richiede un equilibrio e una resistenza notevoli. Qual è la parte più dura dell’allenamento che il pubblico non vede?

    Noi passiamo ore ed ore sul ghiaccio ad allenare la precisione per ogni tipo di velocità. Ma non è solo questo, ci sono aspetti tecnici della scivolata su cui lavoriamo tantissimo e ogni cambiamento richiede sforzo fisico, in quanto il corpo si abitua a una determinata posizione e cambiarla crea degli squilibri all’inizio. Stiamo anche facendo dei lavori sulla spazzata e li si suda e si fatica molto, anche se non si direbbe.

    Quest’anno stai per iniziare la stagione con una formazione nuova. Che sensazioni hai?

    Io sono molto motivata per questa nuova stagione, credo molto nella nostra formazione e nelle ragazze che ho al mio fianco. Spero che riusciremo ad amalgamarci al meglio per ottenere grandi risultati insieme.

    Credo sia importante avere un rapporto molto stretto con le compagne, dentro ma anche fuori dal ghiaccio. E’ cosi’?

    Si il curling è uno sport di squadra, ma si differenzia dall’hockey in quanto noi dobbiamo avere completa fiducia nelle compagne ed aiutarci nei momenti più difficili. Se ci sono problemi fuori, inevitabilmente in qualche modo si ripercuotono sulla performance e sui risultati. Credo che sia essenziale essere professionali ma soprattutto capire le necessità degli altri, per vivere in un ambiente sereno e divertente per tutti. Senza divertimento non si può raggiungere nulla.

    Intervista a Marta Lo Deserto, giocatrice di curling
    Foto di Marta Lo Deserto

    Affrontare le migliori nazionali al mondo significa studiare al millimetro l’avversario. Quanto studio video e quanta analisi dei dati c’è dietro la preparazione tattica di un end decisivo contro una superpotenza mondiale?

    Noi facciamo molta analisi delle partite giocate contro gli avversari, per vedere gli errori tattici/performance, per capire dove poter lavorare. Ritengo sia un punto essenziale per lo sviluppo di una squadra.

    Indossare la maglia della nazionale regala emozioni uniche, ma impone anche una grande tenuta mentale nei momenti chiave. Qual è il tuo rituale o il tuo metodo per mantenere il focus quando ti trovi a tirare il sasso decisivo dell’ultimo end?”  

    Ovviamente indossare la maglia della nazionale è un onore, ma anche una responsabilità. Si punta sempre al meglio. Io ormai è da anni che non tiro gli ultimi sassi, però credo che ogni tiro sia fondamentale per la riuscita della mano. Ricollegandomi alla domanda di prima, io cerco di portare un pò di istinto in quello che faccio. Mi aiuta a pensare meno e andare più di pancia.

     La comunicazione con lo skip e il lavoro di sweeping (spazzolata) richiedono un intesa perfetta. Come si costruisce la chimica all’interno del team quando la pressione è al massimo?”  

    Noi svolgiamo ore di allenamento per migliorare la comunicazione, è essenziale per la riuscita di un tiro. Ovviamente l’allenamento si differenzia dalle partite perché l’agitazione è forte perché si vuole sempre vincere, ma lavorandoci costantemente si crea un’intesa che può battere la pressione.

    Pratichi altri sport, magari nel periodo estivo?

    Ultimamente mi sono appassionata al ciclismo, adoro passare tempo all’aria aperta in quanto noi siamo sempre dentro uno stadio. Qualche volta faccio tennis, ma ormai ho perso il tocco.

    Come riesci a incastrare lo studio nella tua intensa quotidianità?

    La priorità rimane il curling e quindi lo studio viene messo un pò da parte in stagione, perché la testa deve rimanere sempre concentrata sul campo. Ma è bello avere qualcos’altro a cui pensare, e nonostante sia difficile portare avanti questo percorso, spero di farcela.

    Intervista a Marta Lo Deserto, giocatrice di curling
    Foto di Marta Lo Deserto

    Tra viaggi per tornei internazionali, raduni e trasferte, sei spesso con la valigia pronta. C’è un oggetto o un portafortuna da cui non ti separi mai quando parti?

    Si ho un peluche che si chiama Fochina che mi ha regalato Giovanni che mi porto sempre in quanto è il mio porta fortuna. Però devo ammettere che una cosa che ho sempre in valigia è il phon, purtroppo non riesco a farne a meno.

    Descriviti in tre aggettivi fuori dalla pista di ghiaccio, quando lasci da parte la grinta e la concentrazione della gara?

    Io sono competitiva in tutto quello che faccio, quindi sicuramente questo è un aggettivo che mi descrive molto. Poi sono testarda e una gran ascoltatrice.

    C’è un libro, un film a cui ti sei affezionata?

    Adoro i film di Rocky, e amo la frase motivazionale “non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi e come incassi, e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti, così sei un vincente “ e questo è il mio mantra quando le cose vanno male. Sono anche stata a Philadelphia e ho fatto la foto con la statua di Rocky e ho corso sulle iconiche scale.

    Tra un anno esatto, cosa vorresti aver raggiunto con la stagione che va ad iniziare?

    A parte i risultati che sicuramente sono fondamentali, come diventare la nuova nazionale con la mia squadra, mi piacerebbe diventare un’unica unità con le ragazze e sapere che stiamo lavorando nel modo giusto per raggiungere i nostri obiettivi, essendo consapevoli che si lavora per il team e non per il singolo. Ci stiamo già lavorando e sento già i risultati, non vedo l’ora per quello che verrà.

    Grazie Marta è stato bello ascoltarti. Ti auguro il meglio!

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