Jordan Murray dell’EC KAC continua il suo percorso di recupero
A quattro settimane dall’arresto cardiaco subito sul ghiaccio e a due settimane dall’intervento chirurgico, andato a buon fine, il difensore dei Rotjacken Jordan Murray continua a migliorare, lo ha comunicato il KAC sui propri canali.
I compagni di squadra e lo staff dell’EC-KAC hanno potuto gioire negli ultimi giorni per le visite di Jordan Murray, nella cui vita, dopo le drammatiche scene del 10 marzo, sta tornando lentamente, ma passo dopo passo, la normalità.
«Sto continuando a migliorare e, come i miei medici, percepisco l’evoluzione come positiva e caratterizzata da un progresso costante», ha affermato il difensore ai microfoni del KAC.
L’arresto cardiaco subito durante la prima partita dei quarti di finale, poi interrotta, ha tuttavia cambiato profondamente la vita quotidiana del canadese: il giorno in cui i suoi compagni di squadra hanno disputato il sesto incontro contro il Fehérvár AV19, ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico durante il quale gli è stato impiantato un defibrillatore cardiaco nella parte superiore del torace. Questo dovrebbe impedire che in futuro si ripeta un episodio così drammatico.
Tra dieci giorni è prevista la prossima visita di controllo in clinica; se lì verrà dato il via libera, Jordan Murray e la sua compagna Megan torneranno nella loro patria canadese. I suoi genitori, che si erano recati a Klagenfurt subito dopo l’emergenza medica del figlio e avevano assistito anche alla terza partita dei quarti di finale alla Heidi Horten-Arena, hanno già intrapreso questo viaggio.
«I medici mi hanno detto che, una volta impiantato il dispositivo, potrò condurre – come si suol dire – una vita normale, senza alcuna limitazione. Se questo includa anche continuare a giocare a hockey a livello professionistico è una domanda alla quale, al momento, non sono ancora in grado né desidero rispondere», ha affermato il 33enne ai microfoni della squadra.
Jordan Murray è particolarmente grato per l’ondata di solidarietà ricevuta nel corso delle ultime quattro settimane: «I medici della nostra squadra, Hannes Florianz e Günther Bachler, mi hanno salvato la vita in panchina; anche l’assistenza medica e le cure ricevute in ospedale in seguito sono state eccellenti. Quando, dopo alcuni giorni, mi hanno risvegliato dal coma farmacologico, mi sono reso conto di quanto fosse grande la partecipazione dell’opinione pubblica. Questo sostegno mi ha aiutato ad arrivare al punto in cui mi trovo oggi.»




