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    L’attesa più bella: quella di tornare a dire “Oggi gioca Milano”

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    L’attesa più bella: quella di tornare a dire “Oggi gioca Milano”

    L’estate, per chi ama l’hockey, è sempre una stagione particolare. Da una parte c’è la curiosità per il mercato, i nuovi acquisti o le amichevoli. Dall’altra c’è quella sensazione che il tempo non passi mai. Si aspetta settembre, perché la vera vita del tifoso ricomincia soltanto quando il disco torna a cadere sul ghiaccio nella prima partita di campionato.

    Quest’anno, però, per me quell’attesa ha un sapore completamente diverso. Per quattro anni Milano è rimasta senza una squadra. Quattro stagioni nelle quali i calendari uscivano, i campionati iniziavano, i palazzetti si riempivano… ma non c’era una partita da cerchiare in rosso perché giocava la mia squadra.

    È una sensazione difficile da spiegare a chi non vive lo sport con passione e a chi non si è trovato in questa situazione. Continui a seguire l’hockey, guardi le partite, leggi e scrivi le notizie, commenti i risultati. Ma manca sempre qualcosa. Manca quel senso di appartenenza che ti fa controllare il calendario per vedere quando si gioca, organizzare il fine settimana in base alla partita, ipotizzare la formazione il giorno prima dell’ingaggio iniziale.

    Oggi, invece, tutto è cambiato. Milano è tornata. Ogni giorno che passa ci avvicina a un momento che per tanti tifosi può sembrare normale, ma che per chi, come me, ha aspettato quattro anni rappresenta qualcosa di speciale: l’inizio della stagione.

    Non vedo l’ora di conoscere il calendario definitivo. Di sapere quale sarà la prima partita. Di immaginare il primo ingresso della squadra sul ghiaccio, il primo ingaggio, il primo gol, la prima vittoria. Perfino la prima sconfitta avrà un sapore diverso, perché significherà semplicemente che siamo finalmente tornati. Certo, la prima partita preferirei vincerla chiaramente.

    Negli ultimi mesi il Milano Hockey Club ha costruito, passo dopo passo, il proprio progetto. Sono arrivati dirigenti, allenatori e giocatori. Ogni annuncio ha alimentato l’entusiasmo, ma la verità è che nessuno di questi comunicati potrà mai regalare l’emozione del primo giorno di campionato.

    Perché l’hockey si vive al palazzetto. Si vive nel rumore dei pattini che sferzano il ghiaccio, nelle chiacchiere e nelle birre bevute prima e nel corso della partita, nei cori dei tifosi, negli applausi dopo un’azione ben costruita e in quell’adrenalina che soltanto una partita dal vivo riesce a trasmettere.

    In questi quattro anni mi sono reso conto che una squadra non è soltanto un logo, una maglia o una sciarpa da indossare. È un appuntamento fisso, è un’abitudine. È un pezzo della tua settimana. È qualcosa che ti accompagna da settembre fino alla fine della stagione. Quando manca, te ne accorgi. E quando ritorna, capisci quanto ti fosse mancata. E a me è mancato. Sebbene nel corso di questi anni di partite di altre squadre ne abbia viste dal vivo e parecchie, nulla è paragonabile a come vedere la tua squadra del cuore giocare.

    Mancano ancora poche settimane all’inizio della nuova stagione. Ci saranno ancora presentazioni e tante notizie da raccontare. Io, però, sto aspettando soltanto una cosa. Poter pronunciare quelle tre parole che per troppo tempo non sono riuscito a pronunciare: “Oggi gioca Milano.”

    Per molti sarà l’inizio di una nuova stagione. Per me, e credo per tanti tifosi milanesi, sarà molto di più. Sarà la fine di un’attesa durata oltre quattro anni. Sarà alzare in alto le mani, riempirsi i polmoni e gridare: Milano!

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